L'audacia della fraternità
Il tema della fraternità è al centro non solo di queste pagine di fra Jean-Paul Vesco, domenicano e arcivescovo di Algeri, ma è, ed è stato - apprendiamo dalle prime pagine del volume -, al centro di tutta la vita del porporato. Da quando, fin da ragazzo, avvertiva il desiderio di costruire comunità, sia a scuola che all'università o nel precoce impegno politico, che fossero in qualche modo fraterne. O nella giovinezza, con la scelta di laurearsi in giurisprudenza per difendere quei fratelli o sorelle accusati ingiustamente, o magari colpevoli ma nei quali riusciva comunque a rivedere se stesso, solo "meno fortunato". Per giungere alla scelta religiosa e quindi a una dimensione fraterna vissuta nella quotidianità.
Davvero una dimensione che da sempre ha fatto parte della vita di Jaen-Paul Vesco, quella della fraternità, in chiave ideale e concreta al contempo. Una dimensione portata poi a pieno compimento nella sua esperienza pluridecennale in Algeria.
Vesco, infatti, scrive proprio a partire dalla sua lunga esperienza in Algeria, dove cristiani e musulmani vivono fianco a fianco. Un'esperienza che gli ha insegnato che il dialogo non nasce dai grandi discorsi, ma dalla vita quotidiana, da quel "fratello mio" che per decenni ha ricevuto come saluto dai suoi amici musulmani. Nasce dall'amicizia, dall'ascolto e dalla capacità di fidarsi gli uni degli altri.
La fraternità, spiega Vesco, non cancella le differenze, ma ci insegna ad attraversarle senza trasformarle in muri, a metterle insieme per, insieme, superarle. Non si tratta certo di una visione romantica, anzi, al contrario, è una visione complessa, come complessa a volte è l'esperienza con i fratelli e le sorelle anche di sangue. Richiede coraggio, per essere vissuta, perché costringe a uscire dalle proprie sicurezze e dagli schemi mentali nei quali spesso ci rinchiudiamo.
Tutto ciò ha ripercussioni nella vita sociale, ma anche nella vita di fede. L'arcivescovo di Algeri in queste pagine immagina infatti una Chiesa nella quale l'autorità non sia potere ma servizio e soprattutto relazione. Una Chiesa più capace di ascolto, nella quale le voci dei laici e delle donne trovino piena dignità. Perché solo così la Chiesa può davvero dirsi fraterna.
Alla fine della carrellata di interviste, conferenze, relazioni raccolte in queste pagine, il lettore si trova dunque inevitabilmente dinanzi a una domanda: per me chi è davvero mio fratello o mia sorella? Chi ha il mio stesso sangue e in qualche modo mi assomiglia? Chi condivide le mie idee, vive come me, crede nel mio stesso Dio? Oppure anche chi è lontano da me per molti aspetti e magari non comprendo? E in un'epoca come la nostra, di conflitti, vecchi e nuovi, di polarizzazioni, di violenza sociale, questo è senz'altro il pregio più grande di questo volume. Quel farci capire che la fraternità non è un'utopia da attendere o da realizzare, forse, un giorno, ma una realtà da costruire giorno per giorno a partire da ora, con responsabilità.
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