Prof da Nobel

Daniele Manni e Daniela Boscolo sono tra i cinquanta finalisti del Global Teacher Prize, una sorta di Nobel assegnato a insegnanti ritenuti «eccezionali» per il contributo dato alla professione. Il vincitore sarà decretato il 16 marzo a Dubai.
12 Marzo 2015 | di

Tutti gli studenti, attuali ed ex, fanno il tifo per lui. Tanto che hanno tappezzato i corridoi della scuola con articoli che lo riguardano. Gli hanno persino creato un hashtag e una fanpage su Facebook. Siamo a Lecce. Lui si chiama Daniele Manni. Segni particolari: professionalità, competenza e, prima ancora, amore, dedizione e attaccamento al proprio lavoro. Il suo mestiere? Non è un politico, né un imprenditore, ancor meno un manager super pagato. Manni, salentino, fa l’insegnante. Da venticinque anni è docente di informatica all’Istituto tecnico Galilei-Costa che raggiunge, tutti i giorni, in bicicletta. Il prof è tra i cinquanta finalisti al mondo del Global Teacher Prize.
Il premio, alla sua prima edizione, è promosso dalla Varkey GEMS Foundation, un’organizzazione internazionale impegnata nel settore Education, guidata dall’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton. Il riconoscimento verrà assegnato a un insegnante ritenuto «eccezionale» per il contributo straordinario dato alla professione. La prima selezione si è svolta tra 5 mila nomi per arrivare a una rosa di cinquanta finalisti. Tra loro nove europei, di cui due italiani: Manni e Daniela Boscolo, insegnante di inglese, da otto anni passata al sostegno in un altro Istituto tecnico, il Colombo di Porto Viro (Rovigo). Il vincitore sarà decretato il 16 marzo a Dubai.
Manni non si sente un’eccezione. «Non posso nascondere un certo orgoglio – afferma –, ma non mi sento fuori dal comune. Sono convinto che, in ogni regione d’Italia, ci siano centinaia di colleghi altrettanto meritevoli». Il prof, che ha uno stipendio mensile di 1.600 euro, nasce a Toronto (Canada). Il padre lavora come caporeparto in una piccola azienda di mobili italian style. Ma lui, a 10 anni, torna in Puglia, da solo, per frequentare le scuole medie a Lecce. Dorme in convitto, sogna di diventare un ingegnere, alla fine sceglie informatica. Non è mai stato il primo della classe: «La scuola italiana è tra le migliori al mondo. Vanno, però, rivisti i modi con cui ci si rapporta con i ragazzi. Come dev’essere un insegnante? Innamorato e appassionato del suo ruolo, curioso all’infinito e, soprattutto, capace di suscitare curiosità negli alunni. Uno studente impara il triplo, in un terzo del tempo, se è lui a chiedere spiegazioni. I ragazzi, all’inizio, sembrano annoiati, poco ricettivi. Quando poi li scuoti, lanciando loro delle sfide come inventarsi una startup o trovare un’idea attorno alla quale creare, progettare, produrre, allora si svegliano, tirando fuori il meglio di sé».
Far trovare le motivazioni, proprio ai giovani, non è però impresa facile. «Per accendere l’attenzione è molto efficace l’utilizzo dei loro “linguaggi”, ossia la multimedialità, il web e i vari strumenti collegati. Devono altresì misurarsi con la sperimentazione concreta di azioni ed esperienze diverse, negli ambiti più svariati. Solo questo passaggio può offrire una valida piattaforma per far toccare con mano aspetti che suscitano interesse e altri che, al contrario, non smuovono nulla».
Un olivo per Michelle
In questi anni molti dei suoi studenti hanno realizzato startup di successo: da quella che si occupa della commercializzazione innovativa dell’olio d’oliva attraverso particolari confezioni a quella che costruisce e vende pale eoliche; o, ancora, Dieta Med-Italiana, nata per promuovere la cucina locale, dopo che l’Unesco ha proclamato la dieta mediterranea patrimonio dell’umanità, e ora diventata un festival annuale. «Tutte attività, dall’informatica ai trasporti, dal turismo all’agroalimentare, che mirano a due obiettivi: sperimentare esperienze mentre si frequenta la scuola superiore e tentare di crearsi un lavoro senza dover obbligatoriamente bussare a porte altrui». Tanta e tale vivacità ha fatto soprannominare il Salento la «Startup Valley d’Italia». Nel 2004, insieme con gli studenti e la collega Elisabetta D’Errico, Manni ha avviato la cooperativa «Arianoa» («aria nuova» in dialetto salentino) proprio per supportare queste idee imprenditoriali. Sempre i ragazzi hanno invitato la first lady Michelle Obama a raccogliere, in loco, i frutti di un olivo secolare che le avevano dedicato. Su lettera intestata della Casa Bianca la moglie del presidente ha risposto: «Verrò a trovarvi».
Grazie al contatto continuo con gli allievi, il docente è diventato un punto di riferimento per tanti di loro oltre a un osservatore privilegiato del pianeta giovani. «I giovani di oggi sono molto diversi da quelli di qualche generazione fa. Rispetto al passato, i ragazzi giungono ora al diploma con meno aspirazioni immediate, rimandando a un “poi” la voglia o la necessità di definirsi una strada. Sono inoltre meno predisposti a trovare soluzioni ai problemi, piccoli o grandi, quasi sicuramente perché cresciuti iperprotetti dai genitori. Ma ci sono anche molti aspetti positivi, come per esempio la facilità con cui un ragazzo oggi utilizza le nuove tecnologie. Qualche caso concreto? Se in classe racconto un’esperienza o cito una persona, mettono subito le mani sulle loro “armi” e approfondiscono l’argomento. In passato solo i super curiosi si sarebbero impegnati in una ricerca dopo la scuola».
Inevitabile una riflessione su giovani e crisi occupazionale. «Un ragazzo non può stare fermo e non fare nulla. In tanti mi chiedono che ne penso di un anno all’estero come cameriere o lavapiatti. Io rispondo sempre: “Vai”. Muoversi porta occasioni, incontri, idee. Anche se si è sottopagati, o addirittura non pagati, è meglio che stare a casa. Sono esperienze che fortificano. I ragazzi sapranno poi andare in giro per il mondo senza problemi». Nell’attesa di sapere se si aggiudicherà il Global Teacher Prize, il docente una vittoria l’ha già ottenuta: gli apprezzamenti dei suoi studenti. 
Il più bello? «Grazie prof, adesso riesco a vedere le persone, le cose, il mondo da più angolazioni. Do poco valore alle cose da poco e molto valore a quelle davvero importanti».
 
 
DANIELA BOSCOLOQuando l’inclusione si fa eccellenza
 
Una striscia di argilla e sabbia tra la terra, il grande fiume e il mare. Siamo a Porto Viro (Rovigo). Daniela Boscolo insegna al Tecnico economico Colombo. Mai ferma la prof. Un vulcano di idee e progetti divenuti contagiosi. Non è rimasta a guardare nemmeno quando, dopo anni tra i banchi come insegnante di inglese, ha deciso di voltare pagina. «Mi sentivo spesso impreparata di fronte agli alunni con disabilità. Così mi sono iscritta di nuovo all’Università e mi sono specializzata». Oggi, grazie alla sua candidatura al Global Teacher Prize, tutti parlano di riscatto degli insegnanti di sostegno. Lei, però, non ci sente. Trova la definizione inappropriata, anche se è convinta che «il sostegno non possa più essere l’ammortizzatore sociale nel mondo della scuola».Sul Delta del Po ha messo in piedi progetti innovativi per una didattica inclusiva. Il primo è il Supermercato dell’integrazione. «Il Supermercato è un probabile sbocco lavorativo per i ragazzi disabili. Permette di sviluppare abilità sociali ed è un ambiente in cui si dispiegano tanti apprendimenti: matematica, diritto, economia aziendale, lingue straniere». Dopo il Supermercato arrivano la cucina, in collaborazione con un ristorante locale; quindi, un ricettario, venduto ai mercatini della zona. «Quest’anno i ragazzi si recano in un’industria per la lavorazione dei prodotti ittici. Senza una rete sociale tra scuola e territorio non avremmo fatto nulla. Un’azienda non ti apre le porte se non sa chi sei e come lavori».
 

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017
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