Testa, cuore e mani

Don Bosco e Maria Montessori. Ma anche Alberto Manzi e John Patrick Carroll Abbing (il fondatore della Città dei Ragazzi), passando per san Pietro, san Paolo, santa Francesca Romana e molti altri e altre. È dedicato a diciotto grandi educatori, il volume Testa, cuore e mani di Eraldo Affinati, un volume che prende le fila da una Roma forse poco conosciuta, ma autentica e viva, dove hanno vissuto e operato santi e sante, maestre e maestri, uomini e donne normali che hanno dedicato la loro vita a educare le generazioni più giovani, con una passione per l’umano che solo nel Vangelo trova rispecchiamento.
Al centro di queste agili pagine sta una domanda che l’autore pone a se stesso e ai lettori, una domanda che, come egli stesso dice, tutti dovremmo porci almeno una volta nella vita: «Come si diventa umani?», una domanda a cui i protagonisti del libro hanno saputo rispondere con le loro vite, in modi complementari gli uni agli altri, come scrive il cardinale José Tolentino da Mendonça nella sua introduzione al volume, mostrando la via di una pedagogia integrale, capace di mettere insieme pensiero, sentimento e azione. Una pedagogia molto cara anche a papa Francesco, il quale ci ha ricordato più di una volta come la vera educazione non consista nel riempire la mente degli allievi di nozioni, bensì nel «confrontarsi coi problemi della vita; e certo anche avere delle idee in testa, studiare le cose teoriche, ma confrontandosi sempre con i veri problemi della vita…». La stessa pedagogia di colui che per noi è il Maestro per antonomasia, che «ha educato e amato con tutta la sua testa, con tutto il suo cuore e con tutte le sue mani».
Solo un educatore appassionato e impegnato come Eraldo Affinati poteva condurci per mano lungo questa vita, una strada che lui stesso ha saputo percorrere anche attraverso la scuola «Penny Wirton» (con l’omonima associazione che riunisce una rete di quaranta scuole in Italia e nel mondo) fondata insieme con sua moglie Anna Luce Lenzi, per insegnare su base volontaria l’italiano alle persone migranti. Perché, a ben guardare, quando si parla di educazione integrale, la prima e fondamentale parola che si incontra è proprio «accoglienza».
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