Fare i conti con quanto si muove dentro di noi è una delle sfide più importanti della nostra vita. Una delle dinamiche principali è proprio la tensione tra due coinquilini interiori: da un lato, la tendenza a cercare le nostre comfort zone, situazioni in cui ci sentiamo sicuri e protetti, ma che ci tengono spesso fermi; dall’altro lato, la spinta al cambiamento, che ci fa aprire all’altro, con tutte le conseguenze che questo comporta.
«Forse il sorriso è proprio una strada per arrivare a Dio». Lo scrive Paolo Pivetti, autore di questo godibilissimo volume (Humor di Dio, privilegiando la grafia americana, Humor, a quella inglese, Humour, proprio per rendere la parola più assonante con Amor…). Ma ben prima di lui lo sosteneva Francesco d’Assisi, il quale ripeteva ai suoi frati che si guardassero «dal mostrarsi tristi all’esterno e rannuvolati come gli ipocriti», ma fossero, invece, «gioiosi nel Signore e lieti e cortesi come si conviene» (Rnb, 1221).
«Ha senso parlare di spiritualità nelle canzoni di una rock band come i Queen?». È partito da questa domanda fra Federico Russo, dell’Ordine dei Frati Minori di San Francesco, per scrivere il suo libro Somebody to love, edito da San Paolo.
L’eccezionale sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) nel nostro tempo fa parte della più ampia rivoluzione tecnologica nella quale siamo immersi. La proposta del presente saggio breve è quella di superare atteggiamenti di allarmismo disperato o di incoscienza credulona per scegliere un realismo responsabile, che guarda al futuro riconoscendo percorsi e sviluppi probabili dell’IA.
Resto sempre colpita dagli sguardi «che vedono». Che vedono davvero, intendo. Non quelli che si posano superficialmente sulle cose o le situazioni del quotidiano, ma le penetrano nel profondo e vi trovano un senso e un significato inimmaginabili a chi spesso sorvola distratto sulla realtà che lo circonda. Sono sguardi originali, che richiamano quasi una «poetica del subliminale» che sa cogliere nel quotidiano l’essenza del vivere.
Come avviene l’apprendimento? Cosa succede nel cervello quando impariamo a camminare, a parlare, a leggere, a contare? Conoscendo meglio il nostro cervello, potremmo trovare delle strategie per imparare meglio? Ecco le domande da cui parte questo libro, il cui autore è professore presso il Collège de France, titolare della cattedra di Psicologia cognitiva sperimentale, membro dell’Académie des sciences e presiede il Consiglio scientifico del Ministère de l’Education nationale.