La forza del teatro sociale
Con «Racconti d’Autunno 2026» è entrata nel vivo la sessione autunnale del festival «Le mille e una piazza», importante rassegna milanese di teatro popolare urbano, ideata e realizzata dalla compagnia Atelier Teatro (associazione culturale da anni impegnata in progetti sociali di promozione della cultura teatrale: spettacoli, attività sul territorio, incontri e laboratori nelle scuole, conferenze), che si concluderà il 22 novembre.
Giunto in questo 2026 alla sua settima edizione, il festival nel corso degli anni ha realizzato oltre 250 spettacoli nelle strade, nelle piazze e nei parchi di tutti i nove Municipi milanesi, con un’attenzione particolare verso le periferie e le zone caratterizzate da criticità sociali, come i quartieri Erp (composti principalmente da case popolari o alloggi di Edilizia residenziale pubblica), promuovendo l’inclusione sociale e la condivisione. Tutti gli eventi sono a ingresso libero e privi di barriere, proprio per cercare di trasformare lo spazio cittadino in un luogo vivo di aggregazione spontanea.
Il festival, che opera in stretta collaborazione con i comitati di quartiere e le associazioni locali, propone in questa sessione autunnale che celebra la ripartenza delle scuole, rappresentazioni ispirate ai grandi classici della letteratura moderna (da Shakespeare a Dante, a Collodi) e a personaggi storici (da Leonardo da Vinci agli Sforza), oltre che laboratori interattivi di narrativa di quartiere per bambini e ragazzi e concerti di musica folk. In particolare, come sottolineano gli organizzatori, questa edizione «si avvale della collaborazione con una rete internazionale di compagnie e con l’AIDAS (Académie Internationale Des Arts du Spectacle) di Versailles, fondata e diretta dal maestro Carlo Boso, padrino del festival», il quale condurrà anche, dal 15 al 24 ottobre, «un seminario internazionale di recitazione che culminerà con una restituzione pubblica in Piazza Mercanti».
Il teatro di strada è la forma forse più importante del cosiddetto teatro sociale, perché, abbattendo anche l’ultima barriera fisica (le mura del teatro), si appropria dello spazio pubblico, il quale viene così reso fruibile ai suoi abitanti in maniera viva, interattiva, profonda. Per questo il teatro può trasformarsi in uno dei più potenti strumenti di rigenerazione urbana e sociale per le periferie cittadine: attiva processi culturali che cambiano dall’interno il tessuto comunitario. Lo ribadisce chiaramente anche Filippo Del Corno, già Assessore alla Cultura del Comune di Milano: «Io credo che uno dei grandi punti di forza di questo progetto sia quello di restituire una piena funzione pubblica agli spazi e fare in modo che ciò avvenga nella forma altissima e potentissima della condivisione delle esperienze e dello spettacolo». Info e programma qui.
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