Faccia a faccia con i giganti marini
Avete mai incontrato un mosasauro? Sapete che aspetto ha il plesiosauro? Alzi la mano chi non vede l'ora di farsi un selfie con il megalodonte, l'antenato dello squalo bianco... Tutte cose impossibili, direte, perchè stiamo parlando di animali estinti da milioni di anni. Eppure a offrirci l'occasione di incontrare questi straordinari giganti del passato è Kosmos, il museo di storia naturale dell'Università di Pavia, che, fino al 28 giugno ospita la mostra «Oceani perduti. Giganti marini al tempo dei dinosauri». Attraverso oltre cinquanta sculture e ricostruzioni basate su rigorose ricerche paleontologiche, l'esposizione, strutturata in ventiquattro sezioni tematiche, accompagna i visitatori alla scoperta di ecosistemi marini preistorici esistiti sulla Terra tra 250 e 66 milioni di anni fa.
«Lo studio di quel mondo perduto ha un valore fondamentale, sia per la scienza sia per il grande pubblico - spiega Simone Maganuco, paleontologo e curatore della mostra al museo Kosmos -: comprendere com’erano fatti, come si sono evoluti e perché si sono estinti gli animali di allora ci aiuta a ricostruire la storia della vita sulla Terra e a riconoscere i meccanismi che regolano l’equilibrio degli ecosistemi. Per tutti noi, conoscere questi antichi giganti dei mari significa imparare qualcosa sulle trasformazioni del nostro Pianeta, sul ruolo della biodiversità e sull’importanza della sua tutela, oltre, naturalmente, a soddisfare una curiosità tipica della specie umana: quella di scoprire com’era il mondo prima di noi».
La ricostruzione a grandezza naturale di questi giganti marini, unita ad animazioni multimediali, ma anche a visite guidate, laboratori, giochi e approfondimenti con paleontologi, mira a conquistare tutta la famiglia, in primis i bambini dai 3 anni fino ai 12 anni, e le scuole. Fermo restando che quello dei dinosauri resta un argomento dalla grande attrattiva per i più giovani, a portarlo all'attenzione dei media negli ultimi mesi sono state anche alcune scoperte... Si pensi al rinvenimento di migliaia di orme ben conservate e vecchie di 219 milioni di anni in una valle del parco dello Stelvio, lo scorso dicembre. Per non parlare della nuova specie di plesiosauro (Plesionectes longicollum) scoperta sempre nel 2025, come pure il nuovo dinosauro Huayracursor jaguensis, un sauropodomorfo dal collo relativamente lungo, e il Cariocecus bocagei, un adrosaurideo a becco d'anatra finora sconosciuto.
«Quello che oggi sappiamo sui giganti marini del passato è frutto di oltre due secoli di studi paleontologici: dall’analisi classica dei fossili, trovati sul campo ed esaminati in laboratorio, fino all’applicazione delle più recenti tecnologie digitali, mediche e biomeccaniche - continua Simone Maganuco -. Lungo il percorso della mostra, il visitatore scopre informazioni sorprendenti e spesso poco note, come la presenza di rettili giganti nei mari italiani e dettagli inaspettati sulla loro biologia. La mostra spicca, inoltre, per il livello di precisione con cui sono stati analizzati e rispettati i dati nella realizzazione delle ricostruzioni. “Oceani perduti” è, infine, una mostra eccezionale anche per la quantità di contenuti nuovi: oltre il 60% degli esemplari esposti è inedito, mai visto prima dal pubblico. Un’occasione unica per ripercorrere la storia dei dominatori dei mari del passato e per scoprire come nasce – e si rinnova – la conoscenza del nostro passato più profondo sulla base delle nuove scoperte».
Info: https://museokosmos.eu/mostre/oceaniperduti/.
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