Io, Testimone
Opere pittoriche, disegni, video, fotografie, graphic novel, bambole, installazioni e arazzi che si fanno testimoni diretti di una realtà negata, censurata o distrutta. Sono i protagonisti della mostra «Zehra Doğan: Io, Testimone», allestita al MACTE (Museo di Arte Contemporanea di Termoli) fino al 16 maggio. All'origine di questa esposizione: la personalità e il coraggio di una artista, attivista e giornalista nata nel 1989 a Diyarbakir (Turchia), che ha fondato JINHA, la prima agenzia di stampa tutta femminile. Una reporter condannata e incarcerata due anni, dal 2017 al 2019, per il suo lavoro (in particolare, per un’opera che documentava la distruzione della città di Nusaybin) e oggi rifugiata politica a Berlino.
«Vedo la mia mostra al MACTE come un incontro tra diverse forme di sopravvivenza e resistenza che ho sviluppato nel tempo - spiega l'artista -. Non esistono netti distacchi tra le opere realizzate prima, durante e dopo la prigione: sono le stesse domande a riemergere in condizioni diverse. Ciò che cambia non è il tempo, ma le circostanze. Ciò che resta costante sono la testimonianza, la memoria e le forme di resistenza».
La mostra «Zehra Doğan: Io, Testimone» al MACTE ripercorre tre fasi della vita dell'artista: il periodo precedente alla detenzione, l’esperienza del carcere e la produzione più recente. Tra le opere esposte: Prison n°5, graphic novel, ora presentata sottoforma di installazione, nata nel carcere di Diyarbakir, dove Doğan, sprovvista dei materiali artistici, realizzò il proprio racconto visivo disegnando sul retro delle lettere ricevute dall’esterno. Da sempre l'arte di Zehra Doğan intreccia la dimensione simbolica alla tensione sociale, creando spazi di memoria condivisa e di relazione. Al centro delle sue opere la figura femminile assume un ruolo centrale, quale nucleo simbolico principale della ricerca artistica.
In foto: Zehra Doğan, AFTER BINEVŞ, 2024, mixtures and embroidery on fabric, 106h x 148w cm. Courtesy the artist and Prometeo Gallery, Milano-Lucca. Ph. Lily Wolfe
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