Giorgio de Chirico, Bozzetto per la Figlia di Jorio, bozzetto di scena “Atto III”, 1934, acquerello e matita su carta.

De Chirico a Desenzano

C'è tempo fino al 4 ottobre per visitare la mostra «Giorgio de Chirico. Un mondo senza tempo» al Castello di Desenzano: esposti dipinti e bozzetti del maestro metafisico, più un selezione di opere di altri artisti che da de Chirico trassero ispirazione.
| Luisa Santinello Redattrice

«Ogni oggetto presenta due aspetti: l'aspetto comune, che è quello che generalmente si scorge, e che tutti scorgono, e l'aspetto spirituale e metafisico, che solo pochi individui riescono a vedere, in momenti di chiaroveggenza o di meditazione metafisica». Era il 1919 quando Giorgio de Chirico firmava sulla rivista Valori Plastici il saggio Sull'arte metafisica. Per il fondatore dell'omonimo movimento, l'opera d'arte doveva «richiamare un aspetto che non si manifesta nella forma visibile dell'oggetto rappresentato». Un aspetto dunque intrinseco, come quello che si può scorgere fino al 4 ottobre al Castello di Desenzano del Garda (BS), nell'ambito della mostra «Giorgio de Chirico. Un mondo senza tempo». Organizzata da Il Cigno Arte e curata da Giordano Bruno Guerri, l'esposizione raccoglie una ventina di opere di De Chirico provenienti da musei pubblici e collezioni private, i bozzetti conservati al Vittoriale degli Italiani per la rappresentazione de La figlia di Iorio di Gabriele d’Annunzio, oltre a due ritratti fotografici originali di Claudio Abate e Mario Dondero, e a una selezione di dipinti di Alberto Savinio, Mario Tozzi, Filippo de Pisis, Mario Sironi e altri pittori legati in un modo o nell'altro alla produzione di de Chirico.

«Nel percorso di de Chirico si avverte, fin dagli esordi, una tensione che non si può contenere entro la sola stagione della pittura metafisica: attraversa la sua intera produzione come una linea discontinua ma persistente fatta di ritorni e variazioni - commenta Giordano Bruno Guerri, curatore della mostra di Desenzano -. Questa traiettoria pittorica, articolandosi in maniera frammentata, rende complessa e problematica ogni lettura dell’operato di Giorgio de Chirico. Più che svilupparsi secondo una progressione lineare, la sua ricerca procede per riemersioni successive, in cui motivi, immagini e soluzioni formali vengono ripresi e trasformati. In questo senso, ogni fase non sostituisce la precedente, la riattiva spostandone il significato. La pittura di de Chirico si configura così come un campo di tensioni ricorrenti, in cui il rapporto tra immagine e memoria viene costantemente ridefinito».

Proprio tra queste tensioni ricorrenti, al Castello di Desenzano del Garda incontriamo, dunque, alcuni dei temi preferiti dal maestro: i cavalli in riva al mare, i bagni misteriosi, le piazze d'Italia, i gladiatori, i manichini, le nature morte, gli autoritratti, i notturni e una delle città preferite dal pittore nel Secondo Dopoguerra, Venezia. Per de Chirico, infatti, «Venezia è una città che si presta alla pittura, è la città della pittura per eccellenza»

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Data di aggiornamento: 20 Agosto 2026