Chi accoglie un bambino, accoglie me
È pungente e provocatorio il tema scelto da papa Leone XIV per la 112ª Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato, in calendario il 27 settembre, che richiama il Vangelo secondo Matteo: «E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me» (Mt 18, 5), ribadito dall’evangelista Marco: «chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me» (Mc 9,37).
Il Pontefice riporta al centro del dibattito pubblico la fragilità dei minori, prime e più indifese vittime dei fenomeni migratori, spesso conseguenza di guerre, calamità naturali, povertà e oppressione, tornando a sollecitare i credenti, e non solo, a riflettere sui temi dell’accoglienza evangelica.
Nel suo messaggio, papa Leone XIV osserva che i minori «sono volti concreti, storie uniche, che fanno appello alla nostra coscienza. Ogni anno, milioni di bambini e adolescenti sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa di guerre, povertà, violenze, disastri ambientali e altre tragedie; e purtroppo il loro numero continua ad aumentare. Le responsabilità economiche, politiche e militari di questo disastro sono immani. La sofferenza non si esaurisce nello spostarsi: vi sono giovanissimi che hanno perso genitori, fratelli, sorelle e amici e sono testimoni di violenze indicibili. Altri, separati per lunghi periodi dai propri familiari, tentano di ricongiungersi a loro, vivendo nel frattempo l’angoscia della lontananza. Vi sono poi minori che affrontano il tragitto insieme ai genitori, esposti tuttavia a condizioni estreme e traumatiche. Non possiamo infine dimenticare la tragica condizione di quanti vengono separati dai genitori a causa del rimpatrio».
Le cronache quotidiane ci riportano una realtà spaventosa: le vittime della tratta, quelle in mare, i ricatti dei trafficanti di uomini e donne, le reti della malavita che catturano chi vive ai margini delle società d’approdo e di accoglienza. A fare le spese di tutto questo sono soprattutto donne e bambini, catapultati in un mondo che è loro ignoto per lingua, cultura e tradizioni, e che li tratta spesso da estranei rendendo ancora più problematico il processo d’integrazione; e che per questo li espone maggiormente al rischio di ricatti, violenza e sopraffazione.
A questi fenomeni migratori, che stanno diventando strutturali, le società industrializzate faticano a dare risposte coerenti perché devono comunque fare i conti con le reali risorse del welfare, con la diffidenza dell’opinione pubblica, con bilanci statali sempre più messi alla prova dalla congiuntura internazionale, da risorse economiche assorbite dalla nuova corsa al riarmo, e dagli effetti nefasti, sull’economia mondiale, in particolare delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.
Già nel 2017, papa Francesco nel suo Messaggio di quell'anno per la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato dedicata al tema «Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce», osservava che essi «sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari».
«Eppure, in mezzo a tanta oscurità – gli fa eco oggi papa Leone XIV nel suo messaggio per la 112ª Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato –, non manca la luce della solidarietà: persone, famiglie, istituzioni civili e comunità ecclesiali scelgono di non voltarsi dall’altra parte (cfr Lc 10,29-37). Pensiamo alle famiglie che aprono le porte delle proprie case per restituire il calore di un focolare a questi minori, agli educatori nelle comunità d’accoglienza, ai volontari e agli operatori che ogni giorno, sulle rotte e nelle nostre città, si dedicano alla cura delle ferite invisibili di questi piccoli. Con il loro impegno, testimoniano che l’amore può vincere l’indifferenza».