Nella bella città di Granada, in Nicaragua, si riunivano poeti di mezzo mondo per uno dei più importanti festival di poesia del mondo. Quest’anno non accadrà.
La nostra lingua, parlata e scritta, si sta impoverendo e riempiendo di strafalcioni. L’espressione si fa sempre più semplificata e povera di argomentazioni. Sotto accusa internet e l’abbandono di alcuni capisaldi della nostra tradizione didattica.
Una vita di gioie e dolori, affetti e contrasti sempre nel segno della poesia. È la storia di Emily Dickinson (1830-1886) raccontata da Terence Davies nel film «A quiet passion» (Gran Bretagna, Belgio, Usa 2016).
Un poeta deve, per forza, essere condannato a soffrire? Può «vivere di poesia» o solo sopravvivere? Economia e poesia sono costrette a non incontrarsi mai?