Di qua e di là del mare

Nel nostro quinto appuntamento con i Cammini religiosi meno battuti in Italia, tocchiamo l’Umbria, il Lazio, la Campania e la Sardegna.
22 Agosto 2025 | di

Riprendiamo il nostro viaggio tra i Cammini religiosi italiani poco (o meno di altri) battuti e andiamo in Umbria. In questa Regione le proposte sono numerose, e tutte, o quasi, legate alla figura di san Francesco o al francescanesimo. Tra queste, qui vogliamo segnalarvene una in particolare: il Cammino dei Protomartiri Francescani. Il percorso si muove all’interno del territorio della diocesi di Terni-Narni Amelia, e, partendo da Terni, attraversa le città che diedero i natali ai Protomartiri Berardo, Adiuto, Accursio, Pietro e Ottone, per concludersi a Terni, al Santuario Antoniano dei Protomartiri Francescani, ripercorrendo i luoghi della predicazione di Francesco.
Il Cammino è suddiviso in sei tappe (anche se, come sempre, ognuno può modularlo in base alle proprie disponibilità di tempo o alla propria tenuta fisica), e presenta numerosi saliscendi soprattutto nella zona delle colline ternane. Indubbio il valore spirituale del percorso, ma significativo anche il contatto con la natura che esso garantisce e le opere d’arte che sul tragitto si possono ammirare, a partire dall’imponente ciclo pittorico sui Protomartiri Francescani, opera di Stefano di Stasio (1948), che si può ammirare nella tappa iniziale, all’interno della chiesa di Santa Maria della Pace a Terni, o i resti dell'antica Abbazia Benedettina di San Benedetto in Fundis o, ancora, il borgo di Stroncone, città natale di sant’Ottone nonché tra i più bei paesi medievali dell’Umbria. Ma sono davvero numerose le meraviglie artistiche da contemplare in questi poco più di cento chilometri. Il Cammino, che garantisce il rilascio della Credenziale del Pellegrino, è ben segnato e offre un gran numero di strutture ricettive per l’accoglienza notturna, mentre, in alcune tappe, durante il giorno si cammina per lunghi tratti senza incrociare paesi e quindi è bene accertarsi di avere acqua e cibo a sufficienza fino all’arrivo alla tappa successiva. Anche in questo caso il Cammino si sovrappone in parte con il tracciato del Cammino di sant’Antonio.

Dall’Umbria ci spostiamo in Lazio (e ritorniamo per un breve tratto anche in Abruzzo), andando a scoprire il Cammino di San Pietro Eremita, un percorso che ricalca i passi di questo «cavaliere itinerante» (come veniva chiamato), originario di Rocca di Botte (AQ), che scelse di vivere tutta la vita in povertà per amore di Cristo. Il Cammino si sviluppa tra le province di Roma, Frosinone, Rieti e L’Aquila, copre circa 237 chilometri, ma si suddivide al suo interno in tre anelli principali, ciascuno con un proprio tema e percorso, in modo tale che il pellegrino possa scegliere agevolmente di percorrerne anche solo uno: l'Anello dell'evangelizzazione (circa 70 chilometri per 6 tappe); l'Anello del comparatico (poco più di 70 chilometri ma in 4 tappe); l'Anello dei miracoli postumi (che dovrebbe essere lungo circa 90 chilometri ma che, al momento, non ci risulta sia stato ancora completato). Il primo anello (Evangelizzazione) si muove da Rocca di Botte, sale al santuario della Madonna dei Bisognosi per poi scendere a Pareto e Carsoli, attraversando borghi antichi e natura incontaminata. Il secondo Anello (Anello del comparatico) parte da Oricola (AQ) per poi deviare e ripercorrere quelli che furono gli ultimi passi del santo eremita attraverso i Monti Simbruni fino a Trevi nel Lazio, dove egli morì nel 1052 in povertà estrema. Il terzo Anello (dei miracoli postumi) seguirà invece, come dice il nome stesso, il percorso dei miracoli di san Pietro Eremita attraverso i paesi di Fiuggi, Acuto, Porciano, Anagni, Vico nel Lazio, Guercino, Filettino, per giungere a Trevi nel Lazio, muovendosi tra le province di Rieti, Roma e Frosinone. Per informazioni sull’accoglienza e per ricevere la Credenziale del pellegrino, scrivere a: camminospe@gmail.com.

Sempre in Lazio segnaliamo anche il cosiddetto Cammino delle Abbazie Benedettine, un percorso di circa 150 chilometri da Subiaco (RM) a Montecassino (FR), in 9 tappe (più due varianti) che vanno da un massimo di 22 chilometri a un minimo di 12, da coprire a piedi o in mountain bike, per ripercorrere il viaggio intrapreso da san Benedetto, tra l'anno 525 e 529, per giungere a Montecassino e fondare il suo monastero forse più noto. Il Cammino tocca alcuni dei più importanti siti di spiritualità benedettina: il Monastero di Santa Scolastica e il Sacro Speco a Subiaco, la Certosa di Trisulti a Collepardo, la Badia San Sebastiano ad Alatri, l'Abbazia di Casamari a Veroli, l'Abbazia di San Domenico a Sora e l'Abbazia di Montecassino a Cassino. Prima di partire, si consiglia di contattare la locale sede del Cai per ogni ulteriore informazione: info@caialatri.it.

Lasciato il Lazio, puntiamo verso la Campania per andare a scoprire due Cammini: il Cammino dell’Angelo e il Cammino di San Nilo.
L’attuale tracciato del Cammino dell’Angelo del Monte Faito è relativamente recente (nasce infatti nel 2006 su iniziativa di don Catello Malafronte, rettore-abate del Santuario di San Michele Arcangelo, della sezione di Napoli e Castellammare di Stabia del Cai, dell’associazione «Il Chianello» di Angri e di altre associazioni di escursionisti) ma riprende la secolare tradizione del pellegrinaggio dei fedeli della zona di Stabia, della Costiera Amalfitana, della Penisola Sorrentina e dell’Agro Nocerino-Salernitano verso il santuario di San Michele, tradizione sospesa nel 1862 a causa della forte presenza in zona di briganti. Inoltre, un fulmine aveva colpito la statua di San Michele (che per questo fu portata proprio nel 1862 nel duomo di Castellamare) facendo sì che il santuario venisse pian piano abbandonato fino al periodo della prima guerra mondiale. Da lì in poi l’antica tradizione riprese via via fiato fino, appunto, a giungere all’inizio di questo secolo, quando il Cammino e il santuario furono pienamente ricostituiti. Oggi, il cammino dell’Angelo è un percorso fatto di una trentina di sentieri diversi tra loro, per difficoltà e tempi di percorrenza, che coprono ben 215 chilometri e che collegano le diverse località del Parco Regionale dei Monti Lattari e di tutti i Comuni della Penisola Sorrentino-Amalfitana al Santuario di San Michele Arcangelo al Monte Faito. Orientarsi lungo il cammino è semplice, perché tutti gli itinerari sono dotati di segnaletica orizzontale e verticale, quella del Cai e quella specifica del Cammino. Anche questo pellegrinaggio garantisce il rilascio della Credenziale del Pellegrino a quanti intendono giungere fino al santuario, Credenziale che viene data, con relativo primo timbro, dalle strutture convenzionate al momento della partenza. Al momento dell’arrivo al santuario, poi, si riceve, se lo si desidera, anche il Testimonium a ricordo del pellegrinaggio effettuato. Numerose sono le strutture di accoglienza, che si trovano segnalate nel sito di riferimento, mentre la traccia in formato gpx, lo stralcio planimetrico e la scheda tecnica (lunghezza, dislivello, durata e difficoltà secondo la specifica del Club Alpino Italiano) di ogni tappa sono scaricabili qui.

Secondo la tradizione il santuario di San Michele (che fu costruito dopo che san Michele stesso apparve in sogno a sant’Antonino e a san Catello che, li si erano ritirati in preghiera per un periodo, chiedendo loro di erigere in suo onore una Cappella) fu spettatore del cosiddetto «miracolo della sudorazione di manna», dalla statua del santo, attestato anche da alcuni documenti risalenti alla seconda metà del XVI secolo. Così viene riportata la vicenda: «Si narra che durante l’invasione turca in quel di Sorrento, un gruppo di fedeli si nascose all’interno del santuario per chiedere aiuto a san Michele Arcangelo. Si dice che la statua del santo iniziò a “sudare”, il giorno dopo la città venne liberata dai turchi. Tale miracoloso evento si ripeté più volte, persino re Ferdinando II riuscì ad assistervi».

Il Cammino di San Nilo, invece, è un itinerario che percorre il Cilento, unendo mare e montagna e attraversando borghi silenziosi e natura selvaggia. È lungo oltre 100 chilometri, suddivisi in tappe da Sapri a PalinuroSan Nilo era un monaco bizantino nato a Rossano nel X secolo, ed è proprio sulle sue tracce che il Cammino si muove, toccando anche eremi millenari. Si consiglia, prima di partire e durante l’intero itinerario (che è comunque sicuro e abbastanza facile), di consultare la guida cartacea curata da Settimio Rienzo e pubblicata da Terre di Mezzo, proprio al Cammino dedicata. La trovate qui. Inoltre, è bene avere con sé tutte le tracce GPX ufficiali del Cammino, per seguire in sicurezza il percorso con il proprio smartphone o dispositivo Gps, nonostante la segnaletica sia ben presente (lungo tutto il percorso vi sono segnali posti a una distanza di circa 300 metri l’uno dall’altro).

Anche all’inizio di questo Cammino, come di consueto, viene rilasciata la Credenziale del Pellegrino sulla quale, durante il tragitto verranno apposti i vari timbri dei luoghi attraversati. L’accoglienza notturna lungo il percorso non è un problema (ma è sempre meglio prenotare per tempo i luoghi in cui si intende fermarsi), e ci si può muovere agevolmente anche in tenda, fermandosi nei campeggi o nelle aree attrezzate presenti lungo il Cammino. Anche alcune strutture ricettive consentono ai pellegrini di piantare, a prezzi contenuti, la tenda nei loro spazi. Come sempre vi consigliamo, prima di partire di prendere contatto con le associazioni locali, in questo caso l’associazione Gazania, che gestisce il Cammino: info@camminibizantini.com.

E ora… attraversiamo il mare per approdare in Sardegna. Nella regione sono sorti negli ultimi anni numerosi Cammini, molti dei quali a forte componente naturalistica. Qui noi ve ne segnaliamo due: il Cammino Francescano in Sardegna e il Cammino dei Beati. Per il primo rimandiamo all’articolo di Alberto Friso uscito sul «Messaggero di sant’Antonio» di novembre 2023.

Il Cammino dei Beati, invece, è un itinerario recentissimo (inaugurato alla fine del 2024) che consente di muoversi, tra spiritualità e natura, lungo i luoghi in cui nacquero e vissero alcuni santi e beati sardi (come suor Maria Gabriella Sagheddu a Dorgali, Giovanni Antonio Solinas a Oliena, la beata Antonia Mesina a Orgosolo), oppure in luoghi legati a eventi miracolosi (come quelli legati al Santissimo Crocifisso, un antico crocifisso ligneo al quale, dal 1612, vengono attribuiti numerosi miracoli, conservato nell’omonima chiesa di Galtellì). Il percorso è lungo circa 90 chilometri ed è diviso in cinque tappe, tra i comuni di Galtellì, Orosei, Dorgali, Oliena e Orgosolo, attraversando i territori della Baronia e della Barbagia della provincia di Nuoro. Per la precisione: Galtellì-Orosei (12,5 chilometri), Orosei-Dorgali (22 chilometri), Dorgali-Oliena (18,77 chilometri), Oliena-Orgosolo (24,41 chilometri), Orgosolo-Località Ovaddutzai (8 chilometri). Si può partire dal mare per risalire fino al Supramonte, oppure procedere in senso contrario. Trovare accoglienza per la notte, nei vari paesi attraversati, non è un problema: numerose sono, infatti le strutture (B&B o agriturismi) che a prezzi modici garantiscono una stanza. Meglio però prenotare con sufficiente anticipo se si decide di effettuare il Cammino nei mesi estivi, visto che si toccano numerose località di mare. Accertarsi invece di avere con sé cibo e acqua a sufficienza tra una paese e l’altro, poiché si attraversano zone impervie e solitarie. Il Cammino si può percorrere a piedi, in mountain bike o e-bike (anche affittabile in loco) oppure anche a cavallo. Per tutte le informazioni e i contatti, clicca qui.

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Data di aggiornamento: 22 Agosto 2025
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