© Margaret Bourke-White / The LIFE Picture Collection / Shutterstock. La comica e cantante americana Martha Raye si esibisce per un pubblico di soldati statunitensi durante una tournée. Nord Africa, 1943 (particolare).

Gli scatti della memoria

Paladina dei diritti delle donne e testimone del Novecento, dal New Deal ai campi di sterminio, fino alla società dei consumi, Margaret Bourke-White racconta il «secolo breve» in una mostra a Reggio Emilia.
| Alessandro Bettero Caporedattore

Nell’aprile del 1945, dopo la liberazione dei prigionieri dei nazisti, nel campo di concentramento e di sterminio di Buchenwald, in Germania, entrò anche la fotografa americana Margaret Bourke-White al seguito delle truppe statunitensi. Lo ricordiamo nella settimana in cui si celebra il Giorno della memoria (27 gennaio), che commemora le vittime della Shoah.

Durante il secondo conflitto mondiale, la Bourke-White (1904-1971) aveva attraversato l’Atlantico per raccontare le vicende dei fronti di guerra: quello europeo, quello sovietico e il settore del Nord Africa, fino all’avanzata degli Alleati in Italia, durante la quale le truppe statunitensi si erano mimetizzate con lenzuola bianche e sci per muoversi sull’innevato Appennino tosco-emiliano. Poi era arrivata in Germania per documentare, oltre agli orrori dei campi di concentramento, anche l’ingresso delle truppe americane a Berlino.

Ritroviamo questo capitolo della sua vita e della sua carriera nella sezione «Cielo e fango, le fotografie della guerra», una delle sei sezioni in cui si articola la mostra «Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960», curata da Monica Poggi in collaborazione con Camera-Centro Italiano per la Fotografia, e allestita fino all’8 febbraio prossimo nei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia.

«Se ancora studentessa di biologia alla Columbia University vendeva gli scatti ai compagni per mantenersi agli studi, la svolta vera e propria arrivò nel 1929, quando l'editore Henry Luce la invitò a contribuire alla nascita della rivista illustrata “Fortune”».

La mostra di Reggio Emilia racconta attraverso più di 120 scatti eccezionali, l'opera della fotografa newyorkese che in un’epoca non facile per le donne che volevano affermarsi, riuscì a diventare una testimone del Novecento, e, negli anni Trenta del secolo scorso, anche una paladina, libera e anticonformista, dei diritti femminili, proprio grazie alla sua attività professionale.

Bourke-White unì la sua spiccata sensibilità artistica al coraggio civile, alla denuncia, alla lotta per la verità e la giustizia, al riconoscimento della fragilità umana, lasciando un’impronta tangibile sulla storia della fotografia del XX secolo. Il suo stile evoca atmosfere cubiste, espressioniste e romantiche.

La sua autorevolezza e originalità la portarono a scattare anche memorabili ritratti, come quelli di Gandhi e Stalin. Bourke-White fu la prima fotografa straniera ammessa in Unione Sovietica, e raccontò con i suoi scatti i piani quinquennali di Stalin e lo sviluppo industriale attraverso «le immagini delle fabbriche e dei lavoratori che avrebbero dovuto rendere il Paese una potenza mondiale».

Bourke-White manifestò, in particolare, una spiccata attenzione per gli edifici industriali che nel loro sviluppo incarnarono il volto della nuova America del New Deal. Non a caso il numero d’esordio della rivista «Life» propose in copertina proprio una foto di Bourke-White, la diga di Fort Peck appena ultimata, in cui si ravvisa anche il gusto e la poetica dell’immagine, tipici della fotografa americana.

Diventata una stella di prima grandezza del fotogiornalismo, realizzò numerosi reportage in India, Pakistan e Corea, passando poi a raccontare le disuguaglianze sociali e il razzismo, sia negli Stati Uniti che in Sudafrica, interessandosi ai poveri e agli emarginati, alle vittime della violenza e dell’apartheid in un mondo, quello del secondo dopoguerra, dove il ricco Occidente si avviava a diventare il paradiso del consumismo.

Solo il morbo di Parkinson costrinse Margaret Bourke-White ad abbandonare la fotografia. Dal 1957 si dedicò alla stesura della sua autobiografia, Portrait of Myself, pubblicata nel 1963.

Data di aggiornamento: 22 Gennaio 2026