L’arte di scarabocchiare
Nel centro storico di Aggius, un bel borgo in provincia di Sassari, c’è un luogo dove l’arte è a misura di tutti, anche di coloro che pensano di non essere nati, come si dice in gergo, con la matita in mano. In questo luogo basta, infatti, uno scarabocchio su un foglio bianco per sentirsi un artista, esprimendo liberamente se stessi, sostenendo le proprie doti creative e sollevando al contempo spirito, mente e cuore. Tra solide case in granito e vicoli suggestivi, ad arricchire l’atmosfera già vivace del paese c’è , infatti,il Museo del Ghirigoro, un centro culturale del territorio della Gallura dove si può disegnare dal vivo, ampliando con il proprio bozzetto la galleria già presente sulle pareti grigiastre.
Dopo aver visitato questo insolito museo, ci si rende conto che qualunque disegno, anche all’apparenza privo di stile, può essere in realtà un vero capolavoro. Dal 2021, anno della sua fondazione, e fino a oggi, il centro ha accumulato oltre settemila «ghirigori»: alcuni fanno parte della carrellata di opere di artisti famosi, esperti ghirigoristi, mentre altri saltano fuori dalle mani di giovani disegnatori in erba provenienti da tutto il mondo. Ideatore di questo straordinario progetto è il fotografo Mario Saragato, che è anche direttore del Museo del Ghirigoro, considerato una ricchezza culturale della Sardegna e punto di ispirazione per tanti appassionati, desiderosi di dare libero sfogo alla propria fantasia senza sentirsi giudicati né derisi.
A consentirlo è proprio la potenza di quell’intreccio bizzarro di linee, che accompagna la creatività dei bambini fin dall’età prescolare e che, in fin dei conti, non muore mai neppure nella mente degli adulti. Da uno sconclusionato ghirigoro, infatti, possono nascere forme astratte o geometriche, intrecci dritti e curvi, onde disordinate e persino personaggi o paesaggi immaginari, tutti elementi che appaiono nei nostri sogni e si trovano nella più profonda immaginazione. «Il ghirigoro è un insieme di segni casuali o un unico tratto lunghissimo eseguito quando si hanno tra le mani una matita o una penna, in grado di lasciare un segno mentre la nostra mente è intenta a pensare ad altro», spiega il fondatore Mario Saragato.
Un’arte senza troppe pretese
Prima di divenire il Museo del Ghirigoro, l’edificio che oggi lo accoglie era parte integrante dell’antica tradizione tessile locale, per la presenza di un antico laboratorio ottocentesco, di cui rimane oggi intatto un vecchio telaio di legno, che rientra nella sezione architettonica e folcloristica di questo museo. «Davanti all’ingresso, in alto, su una parete di granito, è esposta un’opera di Maria Lai, considerata tra le più grandi artiste del XX secolo», continua Mario Saragato. Per chi non lo sapesse, anche la pittrice sarda, come tanti altri artisti moderni, si dilettava a scarabocchiare, quando era intenta a riflettere sul progetto di una nuova opera.
Ma anche i grandi artisti della storia, da Leonardo a Michelangelo, da Picasso a Dalì, disegnavano bozzetti incompleti e surreali, prima di mettere su tela l’opera originale. Opere che, nonostante l’incompletezza e magari qualche imprecisione, fanno parte oggi di preziose collezioni d’arte antica ed entrano per importanza nella schiera dei capolavori mondiali. «Molto spesso si trattava di linee tracciate a caso, senza pensarci troppo – sottolinea Saragato –. Il risultato a volte non era tanto preciso, perché a prima vista sembravano figure buffe, che nessuno avrebbe mai creduto dei capolavori. Eppure, da un’idea imprecisa e qualche linea casuale possono venir fuori delle opere davvero meravigliose». Ad abbellire le pareti del museo sono inoltre le opere di tante ghirigoriste contemporanee, come Narcisa Monni, Laura Saddi, Crisa, Giulia Seri e Sara Pilloni, giovani disegnatrici che hanno deciso di offrire un loro speciale scarabocchio al museo di Aggius.
L’importanza dell’imperfezione
Tra le finalità di un luogo così sui generis c’è sicuramente quella di aumentare le potenzialità e la fiducia nelle proprie capacità creative: è anche per questo che il Museo del Ghirigoro si rivolge prima di tutto ai più giovani e alle famiglie. Così, accanto agli scarabocchi di grandi artisti, moderni e non, ci sono gli schizzi di gente qualunque, dei viaggiatori di tutto il mondo, dei giovanissimi e di tanti genitori che si sono messi in gioco con le loro opere imperfette, collaborando nell’allestimento del museo. «L’idea è nata per far capire che chiunque può diventare un artista, o almeno sentirsi tale nella vita e in tutti i campi. L’obiettivo è rendere l’imperfezione una forma d’arte e spiegare la potenza incredibile di questa stessa imperfezione», conferma il direttore.
E pare proprio che, dopo aver messo su carta il ghirigoro, il benessere di mente e cuore raggiunga l’apice, perché dare libero sfogo alla propria inappagata vena artistica, caratteristica primordiale che appartiene a ogni essere umano, fa proprio bene. Uno scarabocchio che riempie un foglio è sempre un’idea libera che corre senza fermarsi tra i nostri pensieri, diventando la forza che spinge una mano, anche priva di talento artistico, ma capace di liberare energia. Se questa esperienza è importante per tutti, ancora di più lo è per i giovani, perché diventa un mezzo per sollevarli dal peso del continuo confronto e dell’insicurezza che li conduce verso forme d’ansia causate soprattutto dal sentirsi inadeguati. Ma comunque, produrre uno scarabocchio senza il problema assillante del giudizio altrui, resta fortemente terapeutico per tutti, grandi e piccoli.
Intrecci di umani pensieri
Non c’è dubbio, quindi, che per le sue caratteristiche il Museo del Ghirigoro sia una delle poche esposizioni «vive» presenti in Italia, con una galleria che non finirà mai di crescere. Il bello di questo luogo sta infatti anche nel poter ammirare nelle sale l’enorme dinamismo che le caratterizza, nel vedere le pareti ogni giorno diverse, riempite da nuovi scarabocchi e molteplici disegni incerti che non hanno età o che non seguono nessun particolare stile.
Ma ciò che rende in assoluto questo museo davvero prezioso è l’assenza di qualunque forma di competizione tra artisti e non artisti, poiché non esiste in alcun modo nessun tipo di valutazione dei disegni esposti; al contrario, chi li osserva, con un unico colpo d’occhio, si rende conto di un elemento straordinario e unificante: le linee provenienti da un foglio pare si congiungano alle curve presenti nello schizzo successivo e così via, creando un continuum di tempo e spazio, un collegamento mentale infinito e, soprattutto, umanamente imperfetto. «Chi viene a visitarci può sedersi in una delle sale espositive e tracciare un suo personale ghirigoro – spiega Mario Saragato –. E questo, ripeto, fa bene soprattutto ai più giovani che si sentiranno dei veri artisti e vedranno il proprio scarabocchio accanto a quello di un famoso disegnatore moderno». Inoltre, ogni schizzo verrà raccolto all’interno di una scatola, insieme agli altri, e in seguito esaminato con attenzione da un gruppo di esperti.
Così gli scarabocchi finiscono per avere una potenza inimmaginabile, perché da soli riescono a mantenere in vita un museo, fisicamente e virtualmente, arricchendo le sue sale e la galleria del sito online. «L’importante è dare l’opportunità a tutti di liberare la propria innata creatività, perché – conclude il direttore – non c’è scarabocchio che non possa essere un capolavoro».
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