L’ultima shopper di cui hai bisogno
Apriamo un cassetto in cucina e che cosa troviamo? Un groviglio di shopper e sportine. Ci sono quelle compostabili del supermercato, quelle di carta dei negozi di abbigliamento, quelle in tela ricevute a eventi ai quali abbiamo partecipato, quelle spesse di plastica «legale» e quelle che dovrebbero essere sparite da una vita e, invece, sono ancora in circolazione. La verità è che continuiamo ad accumularne perché continuiamo a dimenticare di metterne qualcuna in borsa prima di uscire o perché ci consentono di risparmiare i pochi secondi necessari a tirare fuori la nostra.
L’introduzione dell’obbligo di pagamento per le sportine per gli alimenti ha certamente ridotto il loro consumo, ma non lo ha azzerato. Il loro costo irrisorio ci porta a non dar loro alcun peso e a considerarle «usa e getta». La verità, però, è che, busta dopo busta, il loro impatto ambientale totale è altissimo. Per la produzione (che avviene spesso all’estero) e per il trasporto, ogni busta – che sia di bioplastica, carta, plastica, o cotone – richiede infatti energia, acqua e risorse, per poi finire magari in un cassetto o, peggio, nell’ambiente. La buona pratica è una sola: averne sempre di piegate con noi, in borsa, nello zaino o nel cruscotto dell’auto e, poi, esercitare il nostro potere di consumatori consapevoli imparando a dire più spesso: «No, grazie, ho la mia». È un piccolo gesto di consapevolezza che, moltiplicato per milioni di casi, fa una differenza enorme e aiuta anche i negozianti a risparmiare. Un’abitudine per alleggerire il nostro impatto e anche i nostri cassetti.
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