Sant'Antonio a Coimbra, tra storia e leggenda

Siamo a Coimbra. Qui Fernando incontra i primi francescani e qui decide di seguirli nella loro vocazione, andando ad abitare in un piccolo convento sul Monte dos Olivais…
14 Aprile 2020 | di

Quando, nell’XI secolo, Coimbra tornò cristiana, il vescovo e il governatore della città si trovarono d’accordo nel ripopolarla non solo di famiglie credenti, ma anche di chiese e cappelle sparse sul territorio. Cosí, nel sobborgo più alto della città fu costruita una cappella dedicata a sant’Antonio Abate, il santo cenobita che la Chiesa considera come il patrono degli animali domestici. La cappella sorse nel sommo di una collina amena e folta di vegetazione, di alberi di ulivi e di vigne, chiamata Monte dos Olivais, nome che, dopo la costruzione della cappella, fu tramutato in Monte di Santo Antão dos Olivais.

Fu proprio questo luogo e questa cappella che la regina, Dona Urraca, pensò di offrire ai primi frati minori che arrivarono in Portogallo, provenienti da Assisi. Naturalmente, i frati rimasero contentissimi quando, alla loro richiesta di un rifugio, si videro offrire quel monte. Il monte dos Olivais, infatti, favoriva il raccoglimento, la preghiera e la meditazione; da qui, i frati potevano spingersi fino in città per trovare qualche lavoro e chiedere l’elemosina e poter così vivere nella condivisione immersi in una gioia santa e nella carità.

All’inizio, però, le cose non furono semplici: a causa delle rozze vesti che i frati indossavano, della lingua straniera che essi parlavano e della paura che suscitavano (la gente temeva fossero vagabondi o eretici!), la popolazione li rifiutò. Fu solo grazie alla Corte reale e, in particolare, alla regina Urraca che poterono rimanere in quel luogo. Ben presto, però, la loro umiltà, il servizio ai più poveri e agli ammalati, la loro gioia e la sincera pietà, fecero sì che riscuotessero la simpatia di tutto il popolo che li accolse a cuore aperto.

Forse, un po’ di avversione per la loro presenza o per il loro operato rimase solo in coloro che più di tutti avrebbero dovuto essere contenti: gli uomini di Chiesa, quelli che detenevano il potere clericale e temevano di perderlo a causa di questi frati laici che predicavano la conversione e la testimoniavano con una vita povera, fraterna e casta. Effettivamente, l’arrivo dei francescani in Portogallo portò la «novità» del Vangelo sine glossa a una Chiesa che, come in tutta Europa, era legata al potere temporale e viveva chiusa nei suoi interessi non accorgendosi in tal modo della situazione di miseria e di sofferenza in cui versava il popolo di Dio. Così i frati che, a differenza dai monaci, uscivano dai conventi per visitare e aiutare i poveri, gli ammalati e i carcerati, erano molto amati dal popolo semplice, mentre erano tollerati o perfino avversati dai nobili e dall’alto clero.

Quando Fernando Martins de Bulhões, il futuro san’Antonio, nel 1220, chiese di diventare frate minore da canonico agostiniano qual era, e di continuare l’opera missionaria dei Protomartiri francescani, il convento che lo accolse non era propriamente ciò che oggi intendiamo con questo termine: si trattava solo di alcune baracche accostate alla cappella di Santo Antão, che erano appena in grado di offrire un rifugio dalle intemperie.

Il convento vero e proprio arriverà solo alcuni anni dopo, nel 1232, allorché frate Antonio diventerà Santo, il santo di Lisbona, di Padova e di tutto il mondo. A quel punto, infatti, la fama del Monte dos Olivais cominciò a crescere, così come crebbe il numero dei frati. Ragion per cui essi decisero di costruire un convento più grande e più vicino alla città, fuori dalle mura, in prossimità del fiume Mondego e del convento delle clarisse. Nel frattempo, i canonici della cattedrale ampliarono la chiesa, che venne dedicata proprio a sant’Antonio e che cominciò a essere meta di devozione popolare.
I frati ritorneranno in questo luogo solo nel 1540: si tratta dei frati di una nuova Provincia dell’ordine, la Provincia da Piedade, appartenente a una riforma francescana. Il convento restava semplice e povero, ma in condizione di ricevere un buon numero di frati e di offrire accoglienza ai pellegrini e ai viandanti. Nel suo terreno sorgeva anche una fonte, detta fonte di sant’Antonio, da cui sgorgava un’acqua limpida e salubre, che riforniva tutto il circondario.
A partire da questo momento, la presenza francescana caratterizzò in modo significativo questo luogo per tre secoli, fino al 1834. Afferma lo storiografo Correia Góis: «Questo convento è stato una fucina del carisma francescano: da qui uscirono molti dei suoi figli come missionari, predicatori, confessori, condividendo la passione per il Regno e il servizio della carità».

Oggi, dopo il ritorno dei frati, nel 1974, il monte dos Olivais è rifiorito e continua a spargere il profumo buono del Vangelo. Ed è tornato ancora a rappresentare, per tutta la città di Coimbra, un luogo di spiritualità e di accoglienza, nel quale si respira il rinnovato «desiderio» di sant’Antonio di fare della sua vita qualcosa di grande e di bello.

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Data di aggiornamento: 17 Aprile 2020
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