Il terremoto sconfitto dall’amatriciana

Quasi 10 anni dopo il sisma che il 24 agosto 2016 colpì l’Italia centrale devastando anche Amatrice e Accumoli (Rieti), il 6 marzo la Prima Giornata internazionale dell’amatriciana celebra la rinascita di un borgo col suo piatto famoso in tutto il mondo.
06 Marzo 2026 | di

Una specialità tipica della tradizione culinaria italiana, conosciuta in tutto il mondo, può marcare in modo decisivo la resilienza e il rilancio di un territorio devastato dal terremoto?

Posta in questi termini, la sfida appare improba ancorché assai ghiotta. Eppure Amatrice (Rieti) nel Lazio l'ha raccolta, e da quest’anno inizia a celebrare, per la prima volta, la Giornata internazionale dell’amatriciana ovvero il suo tipico piatto a base di bucatini (se volete anche spaghetti o pasta corta, ma non ditelo troppo in giro) con pomodoro, guanciale e pecorino romano.

L’appuntamento, per buongustai o semplici curiosi dall’appetito robusto, è ad Amatrice (Rieti) dal 6 all’8 marzo. L’iniziativa è promossa dall’Aram (Associazione dei ristoratori e degli albergatori di Amatrice), in collaborazione con il Comune di Amatrice, l’Università degli Studi Roma Tre, la Regione Lazio e la Camera di Commercio di Rieti e Viterbo.

La scelta del 6 marzo, data destinata a diventare un appuntamento fisso annuale per tutti i gourmet del piatto reatino ai quattro angoli del globo, non è affatto casuale. Il 6 marzo 2020, infatti, l’Unione europea ha certificato l’amatriciana come «Specialità Tradizionale Garantita – STG». Un riconoscimento condiviso con poche altre tipiche prelibatezze italiane, come la mozzarella, la pizza napoletana e la vincisgrassi alla maceratese.

Ma dietro ci sono anche legittime motivazioni campanilistiche. La Giornata internazionale dell’amatriciana ha il sapore di una sorta di sfida goliardica a suon di calorie con il Carbonara Day in programma il 6 aprile, piatto la cui genitura – secondo alcuni sarebbe italo-americano – è contesa tra Riccione, Roma e Napoli.

Trigliceridi, picchi glicemici e disfide all’ultimo bucatino a parte, il genuino proposito dei ristoratori di Amatrice è quello di unire i cinque continenti a tavola, in una kermesse dell’olfatto e del palato che si è già accasata con un paio di azzeccati hashtag per i social network, come #giornataamatriciana o #amatricianaday, celebrando uno dei piatti italiani più imitati al mondo – e spesso anche riveduti e (s)corretti – per riabbracciarlo nella terra in cui è nato, rilanciandone il turismo.

Quest’anno ricorre anche il decennale del devastante terremoto del 24 agosto 2016 che colpì l’Italia centrale. Ed è ancora viva negli occhi di tutti l’immagine delle lancette dell’orologio della Torre civica di Amatrice ferme sulle 3.36, emblema doloroso del sisma del sesto grado della Scala Richter che qui fermò il tempo. E non solo ad Amatrice. Il terremoto causò 299 vittime. Furono migliaia gli sfollati mentre il patrimonio artistico, architettonico e infrastrutturale venne devastato soprattutto nei comuni laziali di Amatrice e Accumoli, e in quello marchigiano di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno).

Eppure, a dieci anni di distanza da quella notte drammatica, le lancette della vita di Amatrice hanno ripreso a girare, segno tangibile della determinazione di una popolazione che non si è mai arresa e che sulle macerie ha saputo ricostruire e riannodare la propria storia, con orgoglio e risolutezza.

Ecco, dunque, che l’amatriciana diventa il simbolo della rinascita di una comunità, delle sue attività produttive, del suo vitale associazionismo, che insieme hanno trasformato il patrimonio culturale immateriale di Amatrice in un formidabile volano di sviluppo economico, sociale e turistico.

Secondo i dati forniti da una ricerca realizzata nel 2020 da Arsial (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio), questa specialità, nei soli comuni di Amatrice e Accumoli, è legata alla produzione di circa 150 kg alla settimana di sugo all’amatriciana per ogni singolo punto di ristorazione. Considerando una media di 5 piatti per ogni chilo di sugo, sulle tavole arrivano almeno 25mila amatriciane l’anno. Ma se si estendesse lo sguardo all’intero territorio del Lazio, le amatriciane servite supererebbero abbondantemente il milione di piatti.

Il programma della manifestazione è piuttosto articolato: convegni tematici in collaborazione con il corso di laurea in Scienze e culture enogastronomiche dell’Università Roma Tre, laboratori interattivi, escursioni a piedi o con e-bike per riscoprire le bellezze naturalistiche del territorio reatino. E, dopo tante calorie bruciate, ci sono le immancabili degustazioni, oltre a una visita guidata, dal carattere fortemente simbolico, ai cantieri della ricostruzione, omaggio all’Amatrice che risorge.

Data di aggiornamento: 06 Marzo 2026
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