In un’epoca in cui la guerra viene invocata come fatalità inevitabile, come unica risposta possibile alle tensioni geopolitiche, riscoprire il senso profondo della parola «pace» diventa un atto rivoluzionario.
La fine del regime di Khamenei, l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran per riscrivere gli equilibri nel mondo arabo, e la rappresaglia di Teheran contro i Paesi del Golfo stanno producendo un cataclisma geo-politico epocale.
La fine di febbraio, ultime code dell’inverno, mi appare sempre un periodo nero, incerto, pericoloso. Guerre che cominciano, guerre che finiscono. Che fingono di finire. Guerre, insomma.
Un progetto di ricerca bioculturale finalizzato a indagare il rapporto tra la comunità Inuit nella terra dei ghiacci e il suo territorio: lo ha avviato il MUSE di Trento in collaborazione con The Red House Greenland Foundation di Robert Peroni.
Nella Bibbia Dio volle punire l’umanità corrotta e violenta mandando un devastante diluvio. Alle radici di un mito antico che è insieme racconto di distruzione e di nuova vita. Un segno che neppure il male peggiore dura per sempre.