L’Anticristo secondo Peter Thiel
Joseph Roth è stato un grande scrittore austriaco di inizio Novecento. Il suo capolavoro è sicuramente La marcia di Radetzky, imperdibile affresco sulla decadenza dell’impero Austroungarico. Tra le sue opere meno conosciute c’è un volume del 1934 recentemente ristampato in Italia. Metà racconto, metà saggio, vede per protagonista un reporter che «indaga» su un’Europa decadente dove il dio del ferro, delle macchine e della guerra ha sostituito la giustizia divina. Si intitola l’Anticristo ed è un’apocalittica descrizione di un tempo dominato dai totalitarismi, in primo luogo il nazismo con le sue croci uncinate e le simbologie neopagane dalle sfumature demoniache.
Ricordo questo libro perché a metà marzo si è riparlato molto di Anticristo in Italia. A rievocarlo in una surreale quattro giorni romana, è stato un miliardario statunitense che pare l’esatto opposto del tormentato Roth, morto esule a Parigi (era di origini ebraiche). Parliamo di Peter Thiel, genio della matematica, «orgogliosamente gay, americano e innovatore» (si è presentato così alla convention repubblicana del 2016), di destra ma non certo tradizionalista. È stato tra i fondatori di PayPal, lo strumento di pagamenti online più noto nel mondo. Poi è passato al business della sorveglianza, del controllo dati e dell’industria militare. Ha fornito strumenti di individuazione obiettivi all’esercito israeliano a Gaza. In Gran Bretagna invece ha assunto, grazie a ricche commesse pubbliche, la gestione e l’analisi dei dati di oltre 55 milioni di pazienti del sistema sanitario. Per questo qualcuno ha sospettato che dietro la sua «spedizione romana» ci fosse pure un retroscena «affaristico».
Torniamo allora alla identità dell’Anticristo, secondo Thiel. Chi è? O cos’è? Non ci sono certezze assolute perché ha parlato a «porte chiuse» ma, stando a indiscrezioni, dovrebbe consistere in ciò che mina l’Occidente (pacifisti e ambientalisti), poi le istituzioni internazionali, il Sud Globale, la Cina. E chi ci salverà? Su questo il miliardario non ha dubbi: dobbiamo mantenere il primato tecnologico e metterci nelle mani di Trump.
In attesa di sviluppi, conviene ricordare che quando i super ricchi della Silicon Valley si presentano come eccentrici filosofi, allora è il momento di stare in guardia. Thiel e il suo socio Alex Karp non sono dei convertiti dell’ultima ora al trumpismo. Nutrono da decenni un dichiarato disprezzo per la democrazia, che per loro è un limite all’unica libertà che conta, quella delle «imprese innovative». Pensano la vita come una eterna lotta «tutti contro tutti». L’idea non inedita è quella del dominio di «pochi eletti» su un corpo sociale chiamato a obbedire: la tecnocrazia esercitata coi dati e la sorveglianza. Ultima annotazione su Palantir, il nome dell’azienda di Peter Thiel, ricavato dalle opere di J.R.R. Tolkien (suo malgrado), l’autore del Signore degli Anelli. Nel mondo di Tolkien, Palantir sono le «Pietre Veggenti» strumenti di conoscenza per vedere a distanza, che però richiedono grande forza di volontà da parte di chi le usa, altrimenti sono loro a dominare. In una dimensione fantastica vanno benissimo. Nella realtà hi-tech di oggi è roba che fa paura.
Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»!