28 Aprile 2026

1350 volte sant’Antonio

In Italia sant’Antonio di Padova è ricordato 1350 volte in una strada urbana. San Francesco d’Assisi, 1184. Viaggio alla scoperta dell'odonomastica nel nostro Paese.

1350 volte sant’Antonio

Avrei dovuto interrogarmi molti anni fa quando, sulla costa ionica della Basilicata, quasi ai confini della Calabria, parcheggiai la mia macchina, a cento metri dalla spiaggia. Mi ero fermato proprio sotto il cartello che indica il nome della strada: Via Tre Passi nel Delirio… Io sapevo di cosa si trattava, avevo visto quel film da ragazzo, ma mai avrei immaginato di trovarlo su una targa stradale. Tantomeno in questo Sud. Se fossi stato a Rimini, mi sarei stupito ugualmente, ma avrei trovato una ragione, ma a Nova Siri…

A Nova Siri c’è stato, negli anni ’90, un assessore cinefilo, doveva amare Federico Fellini. E i suoi film. Così scopro che in questa cittadina ci sono ben sette strade del lido dedicate alle pellicole di Fellini: da Amarcord a Giulietta degli Spiriti, da La voce della luna al Satyricon. Niente 8 ½, peccato. Questa cittadina lucana non può competere con Rimini (ventisei strade riservate ai film dell’illustre concittadino), ma mi è rimasto impresso il «coraggio» dell’assessore. So che l’idea venne a un pittore e artista, Gaetano Dimatteo, nato a Nova Siri, scomparso da poche settimane: aveva collaborato, nei suoi anni romani, con Fellini e mai aveva dimenticato quei tempi. 

È così che ho scoperto l’odonomastica. Cerco di capire cos’è: «l’insieme dei nomi delle strade, piazze e di tutte le aree di circolazione di un centro abitato». Come a dire: non solo le vie, ci sono circonvallazioni, rotonde, tangenziali, vicoli, viadotti, sottopassi…chissà come se la cavano con le calli, con la numerazione civica di Venezia o con i numeri rossi e neri di Firenze?

Vado a incontrare Francesco Di Pede. Da oltre dieci anni si occupa di odonomastica. Ne è appassionato. È un architetto che lavora per l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica. E dal suo ufficio bisogna passare per sapere delle denominazioni delle strade urbane italiane. Un comune decide che nome dare alle sue vie. Il prefetto deve approvare la scelta. Ma per scrivere correttamente bisogna consultare l’immenso manuale e il vestissimo dizionario che, in anni di lavoro, ha realizzato Di Pede. Da poco più di un anno, vinta la resistenza delle regole della privacy, è «pubblico»: c’è un archivio nazionale dei numeri civici e delle strade urbane, realizzato dall’Istat e dall’Agenzia delle Entrate, c’è un sito, www.anncsu.gov.it/it/, che raccoglie un milione e 219.268 odonimi, tutti i nomi delle strade urbane d’Italia. 

Fatico a districarmi nei numeri, so che a volte sono approssimati. Seguo una definizione che trovo su Wikipedia: «Gli odonimi sono strumenti che permettono di leggere e interpretare la realtà, la società che li ha fatti nascere». Tornando a Fellini, leggo che il nome del regista riminese sta insidiando il primato odonomastico del generale Raffaele Cadorna. Meno male, mi vien da dire, ma cosa devo capire, allora, se solo fra il 3 e il 5% dei nomi delle strade è dedicato a donne? Mentre le vie e le piazze intitolate agli uomini sono più del 40%. Nei ventuno comuni italiani capoluoghi di regione e province autonome ci sono 24.572 strade che portano il nome di una persona. Bene, solo 1626 sono dedicate da donne. E se, non contiamo le sante, scendono a meno di mille. Ma nemmeno fra i nomi dei santi si può parlare di una equità di genere: a scorrere le denominazioni presenti dell’Archivio Nazionale (tenendo conto solo di nomi che figurano in almeno tre comuni) le sante sono 63. I santi sono 213. 

Ho voluto andare a contare quante poetesse sono ricordate almeno in tre comuni: solo undici. Ada Negri, Alda Merini, Antonia Pozzi, Cristina Campo, Isabella Morra, Veronica Gamba, Saffo, Laura Battista, Gaspara Stampa, e, annoto con qualche sorpresa, la cilena Gabriela Mistral. A lei è dedicata una rotonda a Ravenna, una tangenziale a Modena e una via a Monreale. I poeti maschi a cui sono dedicate strade in almeno tre comuni sono 113. Credo che sia per questo squilibrio flagrante che, ogni anno, dal 2014, si organizza un convegno attorno alla fragilità della «toponomastica al femminile». 

Mi viene spontaneo un suggerimento: e se lasciassimo scegliere ai bambini e ai ragazzi i nomi delle strade? Qualche anno fa, a Ferrara, le scuole furono coinvolte in un progetto che indagava sul significato di quei nomi incisi sulle targhe stradali. Venne chiesto ai ragazzi a chi avrebbero dedicato una strada, ecco le loro risposte: ad atleti paraolimpici; a chi combatte la violenza sulle donne; a chi lavora per la pace, ai medici che si occupano delle malattie dei bambini, a chi si batte per la tutela dell’ambiente; a chi si occupa della nostra sicurezza; a chi ci fa divertire. Ultimo suggerimento: ai prodotti tipici ferraresi.

Ho voluto, perdonatemi, togliermi una curiosità. Numeri da prendere con qualche cautela, sono troppe le variabili e le confusioni. Voglio sapere di sant’Antonio. Di Padova, naturalmente. È così che, mentre scorro il complesso archivio dei nomi, scopro sant’Antoninello: in cinque comuni siciliani (Altofonte, Mazara del Vallo, Monreale, Paternò e Termini Imerese) vi sono strade dedicate al santo usando questo affettuoso vezzeggiativo. Devozione popolare, in Sicilia il santo è conosciuto anche come Antonineddu. Devo andare a vedere, a capire. Ecco il risultato della mia indagine affrettata: in Italia, sant’Antonio di Padova è ricordato 1350 volte in una strada urbana. San Francesco d’Assisi, 1184. 

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Data di aggiornamento: 28 Aprile 2026

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