Il 6 dicembre del 1907 un'esplosione nella miniera di Monongah, in Virginia, costò la vita a centinaia di minatori, molti dei quali provenienti dal Sud Italia. Oggi nei paesini del Molise ci sono monumenti che ricordano quella tragedia.
Quattrocento donne col volto velato di nero cantano lo Stabat Mater per le vie di Canosa di Puglia: è la suggestiva processione della Vergine Desolata, che si ripete ogni anno nel giorno del Sabato Santo.
Quelle di Ali Chokr, Ron Arad e di padre Pierre el-Raii sono storie di dolore, violenza e ingiustizia. Solo alcune delle tante vicende che costituiscono il retro-palco delle guerre.
La fine di febbraio, ultime code dell’inverno, mi appare sempre un periodo nero, incerto, pericoloso. Guerre che cominciano, guerre che finiscono. Che fingono di finire. Guerre, insomma.
Sono straordinarie le somiglianze tra le storie del patrono d’Italia e del santo più venerato del cristianesimo etiopico. Le loro testimonianze sono una delle fondamenta della religiosità popolare nel nostro Paese e nell'altopiano dell’Africa.
Bambini e ragazzi scrivono a nuovi amici che hanno mezzo secolo più di loro. E usano penna e carta. Ne nasce una corrispondenza, uno «scambio intergenerazionale» tra decine e decine di persone. È una piccola storia preziosa, ingenua e profonda.