Quattrocento donne col volto velato di nero cantano lo Stabat Mater per le vie di Canosa di Puglia: è la suggestiva processione della Vergine Desolata, che si ripete ogni anno nel giorno del Sabato Santo.
Quelle di Ali Chokr, Ron Arad e di padre Pierre el-Raii sono storie di dolore, violenza e ingiustizia. Solo alcune delle tante vicende che costituiscono il retro-palco delle guerre.
La fine di febbraio, ultime code dell’inverno, mi appare sempre un periodo nero, incerto, pericoloso. Guerre che cominciano, guerre che finiscono. Che fingono di finire. Guerre, insomma.
Sono straordinarie le somiglianze tra le storie del patrono d’Italia e del santo più venerato del cristianesimo etiopico. Le loro testimonianze sono una delle fondamenta della religiosità popolare nel nostro Paese e nell'altopiano dell’Africa.
Bambini e ragazzi scrivono a nuovi amici che hanno mezzo secolo più di loro. E usano penna e carta. Ne nasce una corrispondenza, uno «scambio intergenerazionale» tra decine e decine di persone. È una piccola storia preziosa, ingenua e profonda.
Forse la storia di Hind Rajab, la bimba palestinese uccisa a Gaza Nord, esattamente un anno fa, è talmente drammatica e coinvolgente da lasciare silenziosi di fronte all’ultima opera di Jorit, celebre artista di strada.