Ricapitolare in Cristo

In Gesù Cristo, tutta la nostra vita, ogni cosa, prende senso. E mentre un abisso sembra rapire i nostri giorni, l’abisso dell’amore di Dio li salva e niente va perduto.
23 Aprile 2026 | di

Spesso le giornate dei malati e degli anziani sono tutte uguali: sembrano gocciolare, oppure scivolare via senza lasciare un segno. A volte non c’è nulla da aspettare o da sperare. Il rischio è di pensare che nulla abbia più senso, che quelle giornate siano inutili. Ci sono delle frasi nelle Lettere di Paolo, che invece aprono varchi incredibili. Ad esempio, agli Efesini egli annuncia che il volere di Dio è di «ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra» (Ef 1,10). Questa traduzione del verbo è un po’ debole: accentua l’idea di restaurare, riparare, rinnovare le cose, ricondurle a essere quello che erano e che adesso non sono più; ma l’idea che l’Apostolo sottolinea è invece quella di riassumere, ricapitolare, raccogliere sotto il potere di Cristo tutte le cose. In greco è anakefalaiosasthai: ana, cioè avvolgere, e kefalaion, testa, e qui c’è un’allusione all’immagine di Cristo capo del corpo che è la Chiesa, ma più probabilmente Paolo accenna all’asta che teneva insieme il rotolo di un libro che si distendeva e poi si riavvolgeva attorno all’asta, chiamata anche caput, capo. Il tempo di questo verbo è un aoristo, cioè un passato remoto: indica che ciò è già avvenuto. L’intento non è di far in modo che alla fine tutto stia sotto Gesù Cristo. Paolo dice che l’intestazione di tutte le cose a Cristo è un fatto oggettivo, non dipende da noi, è già avvenuto! Sulla croce, Cristo abbraccia e salva tutto il mondo.

Egli vede l’opera del Salvatore in questa maniera: tutta la storia, e anche noi in essa, è come una pergamena fatta di tante parole che sembrano disperse, abbandonate nel tempo. Ogni giornata si srotola e sembra volare via. A volte non ricordiamo nemmeno quello che abbiamo mangiato a pranzo, non c’è stato nulla di significativo da tenere a mente, nulla che abbia inciso in quella giornata: non sappiamo nemmeno che giorno della settimana sia; ma Paolo ci dice che il rotolo della nostra vita, di ogni giornata, si riannoda nell’unità; tutto è riassunto in Cristo, in un unico libro, in un unico discorso. In Cristo la storia che è fatta di sillabe, di eventi, di frasi disperse, diventa il libro della vita, perché c’è quell’asta che riassume in sé, in un’unica lettura, tutto il senso della storia. Non c’è più un’ora perduta, un giorno che trascorra senza senso, ma tutto è racchiuso nel significato di Cristo.  Dio si proclama alfa e omega (cfr. Ap 1,8), cioè la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco: sono i segni che vediamo sul cero pasquale, simbolo di Cristo. Così tutti i nostri nomi, nel loro variegato alfabeto, sono racchiusi nel suo essere, compongono il grande libro che in lui è raccolto e salvo. Mentre un abisso sembra rapire i nostri giorni, l’abisso dell’amore di Dio li salva e niente va perduto.

Un abisso chiama l’abisso

Tra gli opposti inconciliabili, /  Nadir e Zenit inarrivabili, / Tu l’alfa e l’omega: / dentro, / tutte le nostre lettere.

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Data di aggiornamento: 23 Aprile 2026

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