L’Italia dei mille campanili (I^ parte)

Nati per contenere le campane, in realtà custodiscono anche la memoria e lo spirito della comunità che li circonda: sono i tantissimi campanili che popolano il nostro Paese. Viaggio alla scoperta degli «imperdibili».
06 Aprile 2026 | di

Immaginate di essere in viaggio alla scoperta di una qualunque delle venti regioni italiane. State guidando e, in lontananza, avvistate una cittadina che vi incuriosisce. Decidete di fare una deviazione per visitarne il centro storico, ma il navigatore si spegne di colpo e non dà più segnali di vita. Che fare? La maggior parte di voi istintivamente alzerà lo sguardo in cerca del campanile più alto, probabilmente quello del Duomo locale. Per dirla con il gergo topografico: quel punto fiduciale (PF) utilizzato anche dagli addetti ai lavori per il rilievo e l’aggiornamento della cartografia catastale. E così, con un po’ di fortuna nella ricerca del parcheggio, raggiungerete la meta affidandovi a un edificio. Non un edificio qualsiasi, in effetti, ma un punto di riferimento che, al di là della sua funzione primaria – contenere le campane –, svetta su paesi e città d’Italia, quasi a vegliare su di esse, scandendone il tempo e custodendone identità, memoria e fede

Di campanili, in effetti, l’Italia è piena. Non a caso, è soprannominata «Paese dei mille campanili». «L’espressione è molto calzante, perché evidenzia la ricchezza del patrimonio artistico e culturale italiano – commentano don Davide Zanoni ed Ermenegildo Guerra, rispettivamente socio e segretario dell’Associazione Italiana di Campanologia –. Purtroppo, a oggi, non esiste ancora un censimento completo dei campanili italiani. Sono senza dubbio numerosi e disseminati praticamente dovunque. Anche una piccola chiesetta campestre, o in alta montagna, ha spesso il suo campanile». Una diffusione dunque capillare che, a detta di don Davide, sarebbe legata «al desiderio, da parte dei fedeli, delle comunità, e dei loro preti, di esprimere in modo concreto l’affetto per il Signore, per la Vergine o per i santi». 

Una gran parte di questi campanili (anche qui è impossibile avere stime precise) fa parte di chiese abbandonate, spesso per mancanza di fondi o perché il proprietario (parrocchia, comune, privati cittadini...) non riesce a fronteggiare i numerosi restauri. Un vero peccato, perché, continua il religioso «molti campanili sono effettivamente opere d’arte, per la scelta dei materiali di costruzione, per l’architetto che li ha progettati o l’epoca di realizzazione». Ma il valore dei campanili, ieri come oggi, va ben oltre il mero aspetto estetico... Dal punto di vista comunitario e territoriale, «il campanile può ancora rappresentare un punto di riferimento. Pur nel nostro contesto, segnato da sempre maggiore mobilità, il campanile può indicare “casa”». Al di là del pregio artistico in sé, dunque, «per una comunità rappresenta il segno distintivo, talvolta con alcune esagerazioni: pensiamo al termine “campanilismo”, utilizzato per indicare un attaccamento al proprio campanile, non tanto come figura in sé, ma in quanto emblema di modi di pensare, consuetudini, abitudini, il che porta a una contrapposizione con chiunque altro». 

Dovunque vi troviate, insomma, se volete immergervi nella città o nel paese cercate il suo campanile. Lo sapeva bene lo scrittore e poeta Johann Wolfgang von Goethe che, quando arrivava in una nuova località, era solito come prima cosa salire sul campanile principale. Di sicuro per ammirare il panorama dall’alto, ma anche per entrare in connessione con la spiritualità del luogo. «Il campanile è stato costruito per far suonare le campane, che vi sono collocate. E popolarmente le campane vengono dette “la voce di Dio”» continua don Davide. In questo senso, «il campanile è quell’elemento che ci ricorda la costante vicinanza di Dio nella nostra vita. Il battito delle ore ribadisce ogni ora in cui Dio ci parla, in cui vuole comunicare con noi». 

La pensava così anche Giovanni Pascoli, nelle cui poesie ricorre spesso la presenza delle campane e dei campanili quali elementi evocativi di protezione e raccoglimento, ma anche simboli di vitalità. «Mezzogiorno / dal villaggio a rintocchi lenti squilla; / e dai remoti campanili intorno / un’ondata di riso empie la villa» (Giovanni Pascoli, Mezzogiorno, Myricae, 1891). È proprio per ripercorrere tutti questi frammenti di storia, tradizione, bellezza e spiritualità che abbiamo chiesto all’Associazione Italiana di Campanologia di stilare per noi un itinerario alla scoperta dei campanili italiani da vedere almeno una volta nella vita: non solo capolavori di architettura e arte, ma anche strutture capaci di fondersi perfettamente col paesaggio e con gli abitanti. Pronti, partenza, via! (Continua...)

Puoi leggere l'intero dossier nel numero di aprile del «Messaggero di sant'Antonio» o nella sua versione digitale. Provala ora

Data di aggiornamento: 06 Aprile 2026
Lascia un commento che verrà pubblicato