© Carlo Romano

L'arte è un rifugio

Sei artisti under 35 hanno riflettuto con le loro opere sul concetto di «Rifugi» negli spazi del Pastificio Cerere di Roma. Il risultato è un viaggio oltre il tempo e lo spazio.
| Luisa Santinello Redattrice

Che sia un gomitolo di lana o un castello di sabbia, ogni rifugio rappresenta un luogo protetto in cui sentirsi al sicuro e dove la creatività può fluire libera. Lo sanno bene i sei giovani artisti che dal 19 febbraio al 18 aprile hanno animato con le loro opere gli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma nell'ambito della mostra collettiva «Rifugi» a cura di Davide Lunerti e Marcello Smarrelli. All'origine di questa esposizione che ha visto protagonisti Vanshika Agrawal, Emma Brunelli, Micol Gelsi, Davide Miceli, Giulia Romolo e Nadia Vallino, la sesta edizione di 6ARTISTA, un progetto ideato nel 2009 da Marcello Smarrelli per la Fondazione Pastificio Cerere, che ogni anno seleziona alcuni degli artisti italiani under 35 più interessanti del panorama internazionale. 

«Il titolo "Rifugi" – afferma Davide Lunerti, co-curatore della mostra – intende riflettere il significato di sostegno e creazione di comunità artistica che la Fondazione Pastificio Cerere contribuisce a creare da sempre; probabilmente è per questo che gran parte delle opere presentate in residenza, da giovanissimi talenti che ne hanno potuto vivere e condividere gli spazi, si orientano tematicamente intorno all’idea di "rifugio": un luogo in cui ciò che all’esterno viene minacciato può invece qui prendere forma».

Intorno a questo concetto, dunque, i sei giovani artisti scelti creano e riflettono ognuno secondo il proprio linguaggio. C'è il gesto rituale filmato da Vanshika Agrawal (Connecting Women with Women, 2026) che continua a riavvolgere in loop un gomitolo di lana bianca di origine indiana, fino a rendere l'ampiezza del diametro a dimensione umana. Ci sono i nanocristalli di cellulosa (CNC) modellati da Emma Brunelli (Terra alba foliata, 2026) in modo da riprodurre elementi fitomorfici come una sezione di tronco, una foglia, parti esterne e interne di corteccia, radici...

E poi c'è l'installazione di Nadia Vallino (Fatti i castelli, 2026) che si serve di sabbia e materiali da costruzione per creare intorno a una colonna dello spazio espositivo torri ispirate a dei castelli di sabbia, come quelli che plasmano sulla spiaggia i bambini. «L’idea del progetto - si legge nel catalogo della mostra - nasce dal ritrovamento e recupero di cassette postali appartenute al palazzo del Pastificio, le cui etichette, dai cognomi particolarmente suggestivi per l’artista, sono andate a costituire alcune finestre delle torri dei castelli. Facendo convergere ancora una volta la struttura esterna di un’abitazione con la sua parte più intima, ovvero quella delle vite che la compongono, l’artista gioca con il linguaggio architettonico per provocare una crasi tra sfera pubblica e privata, creando una situazione sospesa in cui la realtà adulta si concilia con i sogni dell’infanzia». 

Foto: Installation view Rifugi, Fondazione Pastificio Cerere 2026. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere.

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Data di aggiornamento: 17 Aprile 2026