Il cibo come ponte
«Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei», scriveva il politico e gastronomo francese Anthelme Brillat-Savarin nell’Ottocento. E in effetti, nei secoli, attraverso il cibo abbiamo potuto conoscere persone e culture, intrecciando relazioni e accordi politici.
La realtà che voglio raccontare si chiama «Città Migrante», un’associazione di Reggio Emilia che promuove il dialogo interculturale attraverso servizi e attività per la cittadinanza. L’associazione affonda le sue radici nel territorio reggiano dal lontano 2006, appoggiandosi su valori come giustizia sociale, dialogo, costruzione di relazioni che permettono di vedere gli altri come portatori di ricchezza piuttosto che di bisogni. Tra le iniziative, ci sono anche le «Cucine senza frontiere», cene che l’associazione organizza da alcuni anni per favorire la convivialità raccogliendosi proprio attorno a quel cibo di cui dicevamo all’inizio: «È un canale potente di conoscenza reciproca e di dialogo interculturale – spiega Maria, volontaria –. Persone amiche dell’associazione, autoctone e di origine straniera, cucinano insieme piatti della propria tradizione, contestualizzandoli in una cornice culturale, e tra un piatto e l’altro si chiacchiera, si suonano strumenti musicali e si canta, per sentirsi parte della stessa comunità umana».
Nata inizialmente a sostegno dei lavoratori stranieri sfruttati nel settore edile, negli anni l’associazione ha ampliato i propri obiettivi: dal supporto per la documentazione per il lavoro al tema abitativo, dalle scuole di italiano per donne straniere all’organizzazione di eventi interculturali. «Città Migrante» è composta da attivisti e volontari sia reggiani che di origine straniera, che hanno migrato attraverso la città favorendo relazioni con i quartieri interculturali, per stare vicino alle persone e per costruire ponti.
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