Si dice che occorre pensare per immagini quando le parole non bastano. Eppure anche «l’icona sembra quasi esigere un compimento musicale»: la capacità evocativa della musica di raggiungerci senza mediazioni apre un mondo ulteriore, in cui anche anche elementi contrastanti possono convivere. Il testo ci propone un dialogo tra Muti e Cacciari, che ripercorre le ultime sette parole di Cristo in croce, come sono espresse dalle sette sonate di Haydn, con la crocifissione di Capodimonte del Masaccio sullo sfondo.
Dal 1623 in questo paese del Tirolo, in Austria, ogni sei anni metà degli abitanti portano in scena, per sei mesi, la sacra rappresentazione della Passione di Cristo.
Gesù non chiede solo di credere a quello che fa o che dice, ma di credere in lui, di credere che lui è Dio stesso. Le opere che compie non sono fatte solamente in nome di Dio, ma è Gesù stesso che le compie.
Chi è Cristo? Chi è Dio? Queste domande risuonano nella vicenda di alcuni personaggi dei più noti romanzi di Dostoevskij. Esse non sono mai poste in astratto, ma sempre collocate in una situazione concreta, spesso travagliata e sofferta, nella quale diventa prioritaria la ricerca dell’essenziale. L’incontro con le immagini di Dio e di Cristo avviene attraverso opere artistiche o letture ascoltate che anche oggi danno l’occasione di riflettere sulla propria esperienza esistenziale.