Da Auschwitz, dove la Polonia non lo voleva più, a Firenze: nuova vita per l’installazione voluta dai deportati italiani che dal 1980 ha accolto i visitatori del campo di sterminio.
«Ci avevano sbattuti fuori dalla nostra chiesa. E ci venne un pensiero: stai a vedere che “fuori” è il posto giusto». Istantanee dal Natale dell’Isolotto, fin dagli anni Sessanta tenace tradizione sacra e laica di Firenze.
Due volte vedova nello stesso modo: è il triste destino di Kenne, la 30enne senegalese a cui lo scorso 5 marzo un pensionato fiorentino ha ucciso il marito, l’ambulante Idy Diene, in un impeto di follia e razzismo.
Ha tradotto in digitale la lezione dei maestri del passato. Ha creato installazioni contese dai maggiori musei del mondo. A tu per tu con uno dei più grandi videoartisti viventi (e con sua moglie che gli ha prestato la voce).