San Francesco è di frequente associato al tema della pace, ma occorre cogliere la densità particolare che ha in lui questa parola. Non si tratta, infatti, di un generico pacifismo, ma «pace» è – come puntualizza l’assisiate – una rivelazione.
La Chiesa è per san Francesco l’alveo imprescindibile in cui accogliere, discernere e realizzare la volontà dell’Altissimo e in relazione alla Chiesa è il primo mandato che egli riceve dal Crocifisso all’inizio del suo nuovo cammino.
Dopo che il Signore mi dette dei fratelli, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo (Fonti Francescane 116).
La fraternità è tessitura del creato, ritmo di interdipendenza e interconnessione, dove ciascuno è proteso a far vivere, a mettere in circolo quella vita nella quale siamo fratelli tutti.
«E io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si conviene all’onestà» (Fonti Francescane 119).
Il Signore si umilia, si lascia collocare nella terra, nell’humus abitato da uomini e donne fragili (...). Umile si fa vedere, per quelli e quelle che hanno occhi allenati a intuire come si fa spazio Dio nelle nostre storie, disarmato, semplice.