121 auguri di buon compleanno

Sant’Antonio continua a operare nel mondo in modo sempre nuovo, grazie al vostro cuore e alle mani di centinaia di missionari.
13 Febbraio 2016 | di

Ogni compleanno è tempo di bilanci. Lo è per le persone e lo è ancor di più per le organizzazioni di solidarietà. E visto che Caritas Antoniana spegne quest’anno 40 candeline, è normale che il bilancio del 2015, che ci apprestiamo a presentarvi, diventi anche un bilancio complessivo sull’operato della solidarietà antoniana nel mondo. Un bilancio che coinvolge ogni singolo sostenitore. Ma partiamo dalle cifre. Nel 2015 sono stati realizzati 121 progetti in 36 Paesi del mondo, per un totale di circa 2 milioni e 852 mila euro. Il bilancio per molti versi è paragonabile a quello dell’anno scorso: simili l’investimento complessivo (circa 200 mila euro in meno rispetto al 2014), le aree d’intervento – soprattutto scuola, salute, promozione umana e accesso all’acqua – e il tipo di beneficiario, in maggioranza bambini e ragazzi.
La maggior parte dei fondi, il 45,4 per cento, è stata investita in Africa nella realizzazione di 68 progetti. I referenti continuano a essere missionari laici o religiosi di ogni nazionalità, che collaborano con la Chiesa locale e le istituzioni nazionali e internazionali in favore delle popolazioni più abbandonate e povere. Pochi i progetti grandi e complessi, tante le micro realizzazioni, richieste dalla gente e più adatte al livello di sviluppo dei singoli territori. Bastano queste poche cifre e concetti per delineare quello che oggi è Caritas Antoniana: un’organizzazione di solidarietà che opera nei 5 continenti, avendo ben chiara la sua mission, che è quella di stare dalla parte degli ultimi, i suoi punti di riferimento e i suoi modi di operare. Ma non è sempre stato così. Caritas Antoniana nasce nel 1976 in seno al Capitolo provinciale dei frati minori conventuali. All’epoca affiorano due esigenze: riordinare e coordinare le tante opere di solidarietà portate avanti dai frati e uscire dal ristretto ambito provinciale e nazionale, perché la povertà più lacerante e senza prospettive sembra essere quella dei Paesi in via di sviluppo.
La situazione mondiale odierna che ha alla base il processo di globalizzazione, lo sviluppo accelerato di alcune zone del Sud del mondo e la crisi economica del 2008 che sta coinvolgendo anche i Paesi occidentali è lontana mille miglia. Il primo progetto di Caritas Antoniana riguarda gli aiuti dopo il terremoto del Friuli del 1976. Di fatto nei suoi primi 10 anni di vita l’opera fa fatica a uscire dagli ambiti locali e nazionali. Tuttavia le missioni dei frati conventuali nel mondo aiutano ad aprire le prospettive, fino a quando sarà proprio un missionario, fra Pietro Beltrame, terzo responsabile di Caritas Antoniana, ad attuare una svolta. Racconta fra Valentino Maragno, attuale direttore dell’opera: «Fra Pietro ha diviso nettamente l’azione del Pane dei poveri, opera che esiste tuttora e che sostiene le persone in difficoltà che bussano alle porte del Santuario antoniano, da quella della Caritas Antoniana, riservando a quest’ultima il compito di agire a favore delle popolazioni dei Paesi più poveri, soprattutto lì dove non arrivano altre agenzie umanitarie e dove operano in prima linea missionari coraggiosi e spesso soli». Una storia segnata dai poveri Non è l’unica «innovazione». Dal 1991 fra Pietro ottiene che una rubrica «Caritas Antoniana» appaia tutti i mesi sul «Messaggero di sant’Antonio».
Di fatto i lettori della rivista sono da sempre i sostenitori della Caritas Antoniana, eppure fino a quel momento l’istituzione caritativa appare sul «Messaggero» solo sporadicamente, soprattutto in occasione dei progetti di solidarietà lanciati in giugno per la festa del Santo. In realtà le realizzazioni sono molte di più: è giusto uscire dalla vecchia logica incentrata sull’operatività per andare sempre più verso quella della condivisione e del coinvolgimento. La nuova visibilità scatena presto un circuito virtuoso, immediato quanto inatteso: 30 progetti nel ’94, 85 nel ’96, passando da una raccolta fondi di circa 778 mila euro nel 1992 al milione e 595 mila euro del 1996. Ciò che impressiona, analizzando la storia di Caritas Antoniana, è che essa segue quasi istintivamente le tappe di quella della cooperazione internazionale, perché evidentemente i missionari di frontiera hanno le antenne tese sui veri bisogni e prima di altri sono costretti a elaborare soluzioni. Quindi non solo accesso ai servizi primari come scuola, sanità, acqua, ma anche formazione sui diritti, microcredito, accompagnamento giuridico per il possesso della terra, empowerment delle donne, lotta all’Aids, creazione di piccoli sistemi economici di sviluppo. E, soprattutto, il passaggio sempre più deciso dalla logica dell’assistenza a quella dello sviluppo. Un passaggio che porta Caritas Antoniana ad abbracciare presto un’altra logica, quella della rete: «Inutile fare interventi doppione o calare soluzioni dall’alto – spiega fra Valentino –, bisogna mettersi in relazione con altre organizzazioni locali o internazionali, cercare sinergie con le realtà e i servizi che già operano sul territorio, mettersi in ascolto della gente e della Chiesa locale, avere la pazienza e l’umiltà di rispettare le culture del posto, di accompagnare i poveri senza la presunzione di avere soluzioni pronte, di trasferire conoscenze, ma anche di accogliere i saperi e i punti di vista degli altri».
Le novità dell’ultimo bilancio Il resto è storia di oggi. Nel bilancio 2015 ci sono alcune voci che fanno pensare a cambiamenti epocali. La prima è un aumento esponenziale di richieste d’investimento sulla scuola. Quest’anno i progetti scolastici uniti a quelli di formazione professionale assorbono il 51,47 per cento dei finanziamenti totali, contro il 28 per cento dello scorso anno. Non a caso il 62 per cento dei progetti è a favore di bambini, studenti e ragazzi. Il ritorno alla scuola ha, tuttavia, caratteristiche nuove: «Le richieste di aiuto riguardano sempre più la scuola superiore – chiarisce fra Valentino –. Ciò fa pensare che la scolarizzazione primaria in molte zone non sia più un’emergenza, mentre manca la possibilità di continuare gli studi e di formare nuovi professionisti e funzionari. Tradizionalmente la scuola è una delle aree di azione più importanti di Caritas Antoniana, lo è a maggior ragione oggi, in un mondo globalizzato, in cui la povertà e la violenza sono sempre più collegate all’ignoranza, alla mancanza di prospettive per i giovani e al pregiudizio».
L’altra voce cresciuta esponenzialmente riguarda la costruzione di dispositivi per tutelare la salute pubblica; 10 progetti di igiene e sanità su 31 riguardano questo aspetto: «Cresce soprattutto la richiesta di costruzione di bagni e fosse settiche – continua fra Valentino –, un tempo completamente assente, segno che il livello di consapevolezza dell’importanza delle norme igieniche è sempre più alto». Un’ulteriore area d’intervento che ha visto accresciuto l’impegno finanziario è quella dell’accesso all’acqua: i progetti sono 13, realizzati soprattutto in Africa. In maggioranza si tratta di pozzi e cisterne, ma il loro costo complessivo è piuttosto eleva­ to: oltre 200 mila euro. «I costi, sempre più alti in questo campo, – chiarisce fra Valentino – sono anche dovuti al fatto che oggi si è sempre più attenti alla qualità dell’acqua. Ciò richiede esperti e trivelle imponenti per scavare sempre più in profondità. Segno che anche la consapevolezza del corretto utilizzo dell’acqua è in continua evoluzione». I cambiamenti nelle richieste di aiuto stanno riorientando anche il modo di operare di Caritas Antoniana.
La necessità di scuole e infrastrutture fa sì che gli investimenti in nuove costruzioni assorbano il 42 per cento del totale dei finanziamenti, per una somma di 1 milione e 759 mila euro: «Costruire in quei Paesi è costoso e difficile. L’inflazione fa aumentare i prezzi da un giorno all’altro, mentre si fa fatica a trovare mezzi e maestranze adeguate. In molti casi non ci sono neppure strade per trasportare i materiali o rifornirsi agevolmente». L’innalzamento dei costi incide su un’altra caratteristica di Caritas Antoniana: la vocazione al microprogetto. I progetti sotto i 10 mila euro scendono, infatti, dal 51 per cento del 2011 al 43 per cento del 2013, al 34 per cento del 2015. «La nostra istituzione rimane sostanzialmente attenta a scegliere soluzioni essenziali, piccole, adatte al livello di sviluppo – chiarisce fra Valentino – ma è sempre più costretta a prendere in considerazione anche progetti più grandi e complessi, adeguandosi alle esigenze delle popolazioni».
La maggiore complessità dei progetti fa aumentare di giorno in giorno la necessità di controllo. Su 300 progetti arrivati nel corso del 2015, solo 121 hanno passato tutti i test di fattibilità e sicurezza, mentre sono necessarie costanti verifiche. «Non mandiamo mai tutto il finanziamento in una sola soluzione, ma a tappe di avanzamento per verificarne il corretto utilizzo». L’altra grande novità è che dal 2015 tutto questo lavoro è visibile in tempo reale: «Un nuovo sito, www. caritasantoniana.org – informa fra Valentino –, permette oggi di verificare lo stato di avanzamento di ogni progetto e di sapere in piena trasparenza come vengono utilizzati i fondi dei sostenitori in qualsiasi parte del mondo».
Quali i prossimi obiettivi per il 2016? «Anche qui dobbiamo metterci in ascolto dei segni dei tempi, come ci invita a fare papa Francesco. Al cen­tro della nostra solidarietà in questo 2016 ci saranno i profughi che scappano da guerre e terrorismo e le minoranze etniche e religiose perseguitate. Portare Antonio insieme ai nostri passi nelle periferie del mondo di oggi – conclude fra Valentino – sarà il modo più bello e io credo anche più giu­ sto per festeggiare i 40 anni di Caritas Antoniana».

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017
Lascia un commento