Contro l’ingiustizia

Sant’Antonio non rinuncia mai a pronunciare parole di fuoco contro l’ingiustizia, soprattutto quando sono i poveri a essere ingannati a causa dell’ingordigia avara di qualcuno.
13 Maggio 2022 | di

Ci arrabbiamo per cause diverse, a seconda del nostro carattere e degli avvenimenti che ci capitano nella vita quotidiana. Quando però ci accorgiamo che è la giustizia a essere calpestata, allora tutti ci ritroviamo a sperimentare un sentimento di avversione profonda e quasi di istintiva ribellione. È come se si risvegliasse nel nostro spirito un guizzo di indignazione.

Sant’Antonio è certamente una delle voci più penetranti da questo punto di vista. Anche a costo di pagare di persona, infatti, non rinuncia mai a pronunciare parole di fuoco contro l’ingiustizia, soprattutto quando sono i poveri a essere ingannati a causa dell’ingordigia avara di qualcuno. Non teme, infatti, di paragonare avari e usurai a denti stritolatori e dipinge l’usuraio in maniera ripugnante, come uno che «non si piega di fronte a Dio e non teme l’uomo». Costui ha i denti che «puzzano, perché nella sua bocca c’è sempre il letame del denaro e lo sterco dell’usura». Parole terribili!

Piegarsi di fronte a Dio non significa avere paura di lui o adottare comportamenti servili, ma riconoscere con umiltà e gratitudine che è il Signore lo specchio della giustizia a cui possiamo ispirarci. Egli dona largamente ai poveri, elargisce gratuitamente, dona il pane agli affamati, non tollera discriminazioni; e se fa qualche «preferenza» la mette in atto nei confronti di chi è più bisognoso. Ecco lo stile di Dio! Ecco cosa vuol dire chinare il capo dinanzi a lui: cercare, per quanto possiamo, di assomigliargli almeno un po’.

Nello stesso tempo siamo invitati a «temere l’uomo», afferma sant’Antonio; ossia instaurare con gli altri non tanto relazioni difensive, impaurite, ma riconoscere in chi ci sta davanti una presenza sacra, che si attende da me rispetto, trasparenza e considerazione. Talvolta siamo anche noi degli «avari» nei confronti di alcuni, non perché manifestiamo chissà quali gesti violenti contro di loro, ma perché ci comportiamo come se non esistessero.

Basta un sentimento di antipatia, un’opinione diversa e subito tendiamo a espellere queste persone dal nostro orizzonte. Se ce ne rendiamo conto è già un buon segno. Potrebbe essere una buona occasione per chiederci come inventarci un nuovo «passo di danza» per incrociare coloro che sto tenendo alla larga da me, che sto «stritolando» con la mia indifferenza. Forse nulla è così umano come il coraggio di non lasciarci dominare dai nostri sentimenti di avversione; e dirigerci – a volte come remando controcorrente – verso rinnovati incontri.

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Data di aggiornamento: 13 Maggio 2022
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