01 Ottobre 2020

Donne ai margini?

«Quando finirà l’ipocrisia della Chiesa sulla donna?»: è la provocatoria domanda di un lettore, che auspica l’apertura del ministero sacerdotale all’universo femminile.
Donne ai margini?

© Folio Images / Getty Images

«Caro direttore, ho letto con molto interesse il suo articolo del marzo 2020 a proposito della donna. […] E, allora, se la donna ha così tante e preziose caratteristiche, perché le viene preclusa con terribile e insopportabile ostinazione, da secoli, la via del sacerdozio? Facendo riferimento ai quattro Vangeli, in nessuno si riporta alcuna esplicita proibizione da parte di Cristo al sacerdozio femminile. […] Del resto, sacerdotesse sono descritte nella storia di Israele, della Grecia, dell’Etruria e di Roma, ma non nella Chiesa cattolica. Perché? […] Aggiungo che provo un moto di profonda ribellione nel vedere nei vari concistori o nelle riunioni della Cei, l’assoluta assenza di badesse di ordini religiosi o di suore nei processi decisionali. Evidentemente è meglio che le suore continuino a fare ciò che hanno fatto per secoli e cioè le cameriere, le cuoche, le badanti o le donne delle pulizie per i servizi igienici dei prelati. Le dirò, caro padre, che è una gran fortuna per l’umanità che ci sia la divisione delle Chiese. Così almeno in quella anglicana e in quella protestante si possono vedere delle donne Pastore! Quando finirà l’ipocrisia sulla donna della Chiesa cattolica? Le chiese si svuotano e uno dei motivi è proprio questo […]».
Rodolfo C.

L’anno scorso, la Chiesa evangelica tedesca, dopo un’indagine sulla fede nelle proprie comunità ecclesiali, stava per decidere di abbandonare il culto domenicale: per mancanza di fedeli. Eppure tra di loro ci sono molte donne pastore. Ma il problema che lei pone è reale. Facciamo, però, alcuni passi indietro, provando ad affrontarlo a monte. Se storicamente è vero che molte religioni prevedevano sacerdotesse (in quella ebraica esse non erano certo assimilabili alle funzioni dei sacerdoti), e se supponiamo che anche Gesù fosse di questo avviso, senza però averne lasciata traccia nei suoi insegnamenti, perché per secoli il problema non si è mai posto? Perché non ci sono state donne che, almeno nei primi tempi della Chiesa, hanno avanzato richieste in tal senso? Allora, forse, il problema è mal posto. E la confusione terminologica che noi continuiamo a fare ne è un indizio.

Lì dove ci dimentichiamo che «sacerdoti» lo siamo in realtà tutti per virtù del battesimo: e cioè, semplificando, uomini e donne atti a stare davanti a Dio, pregarlo, leggerne la Parola, anche in un dialogo a tu per tu con lui, nelle nostre case tanto quanto in chiesa, tutti ugualmente responsabili della Chiesa. Nell’unico popolo sacerdotale, dove ognuno di noi ha un proprio carisma da mettere a servizio degli altri, alcuni sono chiamati anche al ministero, e cioè al servizio del presbiterato, che prevede la conduzione dell’assemblea domenicale, e in particolare la spiegazione della Parola e la consacrazione del pane e del vino.

Che cosa succede a un certo punto, e direi tranquillamente «purtroppo»? Che progressivamente il ministero del presbiterato diventa, come diremmo oggi, un «centro di potere», sempre più autoreferenziale. Non vorrei semplificare troppo, ma non abbiamo bisogno di donne «presbiteri», bensì di presbiteri che siano più servi e ministri, senza privilegi, in mezzo alla loro gente. In una comunità dove ogni persona, uomo o donna che sia, viene valorizzata e coinvolta per quello che è e può donare. La strada è ancora lunga… Ma stia tranquillo, signor Rodolfo: le suore di oggi non fanno quasi niente delle cose che lei cita. E se lo facevano una volta, andrebbe compreso in quel preciso contesto (quando anche le donne nelle nostre case non facevano granché di diverso).

Data di aggiornamento: 01 Ottobre 2020
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