03 Agosto 2020

A proposito di Messe, guanti ed eucaristia

Non saranno certo un paio di guanti o di pinzette – utili strumenti contro la diffusione del Coronavirus – a fermare l'amore che Cristo ha sempre avuto per noi.
Eucaristia in una chiesa di Roma.

© Alessandra Benedetti - Corbis / Getty Images

«Carissimo direttore, mio padre è un vostro abbonato da tantissimi anni. Leggo sempre il vostro giornale e tante volte avrei voluto scrivere alla vostra redazione. Questa volta ho deciso di farlo perché vorrei confrontarmi con lei. Da quando, dopo l’emergenza covid, sono riprese le celebrazioni delle Sante Messe, sinceramente non riesco a ricevere l’eucaristia perché non condivido la decisione della Chiesa di impartire la comunione con i guanti o le pinzette. Non è sufficiente igienizzare le mani? Se lì, nell’eucaristia, è presente Gesù, come posso pensare che possa trasmettere il virus? Mi sono confrontata con un mio amico sacerdote e mi ha detto che non devo “cadere” nell’errore di pensare che l’ostia, in quanto materia, non possa essere contaminata da germi. Le dirò che ho partecipato a una Santa Messa il giorno di sant’Antonio, presso un convento di cappuccini, e i frati presenti non usavano né la pinzetta né i guanti. La ringrazio per l’attenzione. Saluti».
Francesca

Cara Francesca, non è la sola ad aver sollevato questo dubbio e quindi ho scelto di rispondere, attraverso la sua lettera, anche alle molte altre missive o telefonate che hanno espresso le sue stesse perplessità. La prima cosa da sottolineare (che è anche probabilmente la più immediata) è che l’ostia consacrata per noi cristiani, in virtù della transustanziazione, cioè della consacrazione sacerdotale che trasforma il pane (e il vino), è davvero il corpo di Cristo. Ma, prima di essere tale, è una particola realizzata con della semplice farina e quindi può trasmettere, come analoghe sostanze, un virus o un batterio.

D’altra parte, quando Cristo ha scelto di farsi uomo ha assunto in sé tutta la natura umana (tranne il peccato) e quindi anche la condizione dell’uomo, che comporta di rimanere in salute ma pure di ammalarsi, di essere felice ma pure di soffrire. La malattia fa parte dell’esperienza umana (e non è di certo imputabile al peccato, nonostante quello che a volte si sente dire!) e quindi ha fatto parte dell’esperienza terrena di Gesù

Per quanto riguarda invece più strettamente la questione «guanti» o «pinzette», personalmente non ci vedo nulla di irrispettoso o indegno. E credo che neppure Gesù, se potesse parlare, troverebbe la cosa disdicevole, visto che accetta costantemente di essere accolto dalle nostre povere mani che, ammettiamolo, ne combinano o potrebbero combinarne davvero di tutti i colori! Anche san Francesco, che aveva una devozione particolare per Gesù eucaristico, restava stupito della grandezza di un Dio così umile da accettare di mettersi letteralmente «nelle nostre mani».

E lei pensa davvero, cara Francesca, che un paio di guanti o una pinzetta possano spaventare un siffatto Dio? Mentre la mancanza di amore, di attenzione e di cura per i fratelli, il disprezzo della vita umana, nostra e altrui, questo sì potrebbe renderci indegni ai suoi occhi. Perché nulla è più prezioso per il nostro Padre celeste della nostra vita! 
Lo ha ricordato anche papa Francesco più volte, negli ultimi mesi, invitandoci a rispettare tutte le norme imposte o suggerite dalle autorità per evitare la diffusione del contagio.

Nel corso della Messa a Santa Marta dello scorso 28 aprile, per esempio, ha detto: «In questo tempo nel quale si incomincia ad avere disposizione per uscire dalla quarantena preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni». O, ancora, alla vigilia della riapertura delle chiese per le Messe (il 17 maggio, durante il Regina Coeli): «In alcuni Paesi sono riprese le celebrazioni liturgiche con i fedeli; in altri se ne sta valutando la possibilità; in Italia, da domani si potrà celebrare la Santa Messa con il popolo. Ma per favore andiamo avanti con le norme, le prescrizioni che ci danno per custodire così la salute di ognuno e del popolo».

Quindi, Francesca, la invito a guardare oltre quei vincoli, quegli ausili, quelle regole a cui è bene che tutti noi oggi ci atteniamo per tutelare soprattutto i più fragili, concentrandosi invece su quell’amore che Cristo ha sempre avuto e ha per ciascuno di noi, e che di certo non si fa fermare da nessun paio di guanti…

Data di aggiornamento: 03 Agosto 2020
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