Tornare alla normalità educativa

Una cappa di pregiudizi si è abbattuta sull’infanzia nei giorni della pandemia, mettendo a rischio la crescita dei più piccoli in un momento cruciale della loro vita.
14 Luglio 2020 | di

Mi racconta Fabio, papà di un ragazzo di 16 anni: «Non vuole più uscire, sembra non gli interessino più gli amici. Ne aveva tanti. Se ne sta in camera, penso giochi sul tablet». E Marta, mamma di un bambino di 9 anni: «Sembra un altro. Si arrabbia facilmente, a volte piange. Si rifiuta di stare con la sorellina più piccola. Capita che non voglia neanche mangiare, poi lo fa, ma coi suoi tempi». Storie di questo tipo ne raccolgo tante dai genitori. Mesi e mesi passati senza scuola, con pochi contatti sociali, in una bolla di paura segnata da adulti che girano con la mascherina – e che magari sgridano i genitori perché il bambino di 3 anni non l’ha indossata –, stanno mettendo in ginocchio la crescita normale di una generazione di figli, specie i più piccoli.

Alcune scelte discutibili, fatte unicamente in Italia, di aprire a metà maggio i bar ma non le scuole, l’imposizione della mascherina ai bambini di 6 anni, se non di 3, la possibilità nei primi mesi del lockdown di uscire con i cani ma non con i bambini, hanno lasciato il segno sui cittadini più piccoli e anche più fragili. L’estate sta portando un po’ di attenzione con i parchi gioco che faticosamente riaprono o qualche centro estivo e oratorio che offrono attività e animazione

Ho l’impressione che sia facile per chi l’infanzia l’ha lasciata alle spalle da tempo mettere limitazioni a questa età fondamentale della vita. L’adulto non nasce adulto e il mondo in cui ha vissuto i primi anni determina la sua vita futura. Il rischio di un inceppamento nella crescita dopo tanti mesi vissuti in un sostanziale blackout è davvero serio. Invito tutti i genitori a riportare i figli dentro una vita il più possibile normale, senza paure assurde e illegittime. Mi è capitato di vedere una mamma allattare con la mascherina e mi sono chiesto chi potesse averle dato un consiglio così pericoloso per la salute psicologica del suo cucciolo e per un buon attaccamento primario. 

Le ricerche e l’esperienza empirica hanno dimostrato che i bambini raramente si contagiano e comunque senza i rischi che corrono gli adulti. E neanche esistono prove che siano contagiosi: davvero incredibile la teoria dei bambini «portatori sani», ossia untori involontari. Una cappa di pregiudizi antichi come l’epoca di Erode si è abbattuta sull’infanzia mettendo a rischio la crescita dei più piccoli in un momento cruciale della loro vita. Sta ai genitori e alla società intera riscattare queste carenze, riportandoli a una vita normale: scuole aperte, giochi coi coetanei, adeguata libertà di movimento. Si tratta di restituire loro tutta la voglia di felicità di cui dispongono e che si meritano pienamente.

 

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Data di aggiornamento: 14 Luglio 2020
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