Il dilemma dell’identità in Rete
Lo spazio digitale in cui viviamo è sempre più pervasivo, complesso e insidioso. Per questo gli italiani tendono a chiedere alle autorità due provvedimenti in apparenza contraddittori: da un lato più controlli sulle piattaforme e meno anonimato, dall’altro più tutela della privacy. A rivelarlo una ricerca di Swg, compiuta tra gennaio e febbraio di quest’anno.
Quasi due terzi degli italiani approverebbe regole più stringenti per i social; la più votata è quella di rendere pubblici e trasparenti gli algoritmi che propongono i contenuti. Sempre molto apprezzate sarebbero altre due regole: rendere i Ceo delle aziende social direttamente responsabili per le violazioni di legge che avvengono sulle piattaforme e proibire l’anonimato degli utenti. La maggior parte degli italiani approva anche l’introduzione dell’obbligo di utilizzare l’identità digitale (Spid o Cie…) per accedere a certi servizi on-line, soprattutto però in alcuni casi: quando si tratta di proteggere i minori, di ridurre frodi o abusi, di limitare comportamenti aggressivi o la diffusione di fake news. Tuttavia ben 1 su 2 è preoccupato che un tale obbligo possa incidere sulla privacy degli utenti e limitare la loro libertà. Si ripropone in rete il classico dissidio tra bisogno di sicurezza ed esigenza di libertà.
Ed ecco allora che l’obbligo di utilizzo dell’identità digitale sarebbe tollerato su alcune materie, ma molto meno su altre. Per esempio è ritenuto opportuno per proteggere i minori, regolamentare il gioco d’azzardo, i siti per adulti e i social, ma sarebbe mal tollerato per accedere a servizi più legati alle scelte private come l’e-commerce e lo streaming.
Anche sulla gestione dei dati gli italiani si dividono: solo la metà ha fiducia che essi vengano trattati effettivamente nel rispetto della privacy.