Troppe bugie sulla rivoluzione verde (3^ parte)
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Ma la decarbonizzazione è il futuro
Lo svelamento forse più sorprendente sta però su un altro piano: contrariamente a quanto può sembrare, la rivoluzione verde non solo è andata avanti ma chi l’ha intrapresa ne ha un vantaggio competitivo. A dimostrarlo, uno studio di Influence Map, un gruppo di ricerca indipendente che analizza l’impatto del business e della finanza sulla crisi climatica. I dati raccolti hanno rilevato che le aziende europee completamente allineate con gli obiettivi globali sul clima sono passate dal 3% del 2019 al 23% del 2025, circa il 50% delle restanti sono parzialmente allineate, a diversi stadi del percorso. Solo il 14% ne sono totalmente fuori. In altri termini, la maggioranza delle imprese è a favore, ma la voce delle imprese contrarie al Green Deal è più forte, perché più forti sono le lobby che le sostengono, come quelle del petrolio o dei trasporti. Per tutte queste imprese che hanno innovato tornare indietro sarebbe un danno incalcolabile.
Resta sul piatto il nodo della concorrenza cinese: lo sviluppo e i costi delle loro tecnologie verdi sono ormai inarrivabili e l’Europa rischia la dipendenza. «La Cina ha virato verso il green non a caso – spiega Armaroli –: al pari dell’Europa, ha poco petrolio e gas e ha cercato di rafforzare la sua indipendenza energetica il più possibile, puntando in modo risoluto sulle tecnologie disponibili; noi invece continuiamo a dipendere dai Paesi produttori di petrolio, cambiandoli come si cambiano gli spacciatori in caso di guai geopolitici, per cui una dipendenza di sicuro già ce l’abbiamo. Tuttavia quando compriamo pannelli solari o batterie dalla Cina, acquistiamo anche i loro materiali, il litio, le terre rare ecc, che rimangono nostri. La scelta necessaria sarebbe quella di implementare processi di riciclo adeguati, per tenere qui quei materiali e riutilizzarli. Saranno milioni di tonnellate nei prossimi vent’anni. Un processo di riconversione che è ascrivibile alla nostra lunga tradizione manifatturiera ed è quindi nelle nostre corde. Certo ci vogliono investimenti e visione, ma ci guadagneremmo anche in nuove imprese e posti di lavoro. Una metamorfosi che con il petrolio non potremo mai fare».
Siamo partiti credendo che il Green Deal fosse un flop, siamo arrivati a pensare che probabilmente è l’unica via possibile, uno sprone all’innovazione che ci renderà più competitivi, salvaguardando l’ambiente. Il suo percorso è tortuoso, complesso, con rallentamenti ma è già avviato e, cosa più incredibile di tutte, probabilmente a salvarlo sarà proprio il mercato. Indietro non si torna.
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