12 Febbraio 2026

Le radici di Antonelli

Nato a Pisino (oggi in Croazia) e vissuto a Napoli, da anni Claudio Antonelli è residente a Montréal, in Canada, dove ha imparato a osservare le identità, le appartenenze e le incrinature «in quegli esseri particolari che sono gli emigrati».
Le radici di Antonelli

Mario Soldati scriveva: «Non capisce, forse non ama il proprio Paese chi non l’ha abbandonato almeno una volta, e credendo fosse per sempre». E Giuseppe Prezzolini gli faceva eco: «Chi si allontana dalla società che ci ha formato, ci perde. Cresciamo incompleti, ma miglioriamo in risonanze». Queste due citazioni sembrano cucite su misura per Claudio Antonelli (nella foto), intellettuale istriano, canadese d’adozione, per il quale l’espatrio non è mai stato una fuga, ma una condizione esistenziale da interrogare e comprendere. Nato a Pisino (oggi in Croazia), trascorsa la giovinezza a Napoli, da anni residente a Montréal, Antonelli ha fatto dell’esilio una lente privilegiata per osservare le identità, le appartenenze e le incrinature «in quegli esseri particolari che sono gli emigrati». Laureato in Legge, Biblioteconomia, e con un PhD in Italian Studies, è bibliotecario, docente, ricercatore, giornalista e scrittore. Autore di una decina di libri e di numerosi articoli sull’identità, il culto della memoria, lo sradicamento, il multiculturalismo, il mosaico canadese, i miti identitari del Québec, del Canada e degli Stati Uniti, Antonelli ha posto al centro della sua riflessione anche la lingua italiana che considera insidiata da una marea di anglicismi spesso inutili o sbagliati.

Animato da un’idea nobile di nazione e italianità, nel 2003 è stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana. Nel 2010 ha ottenuto, inoltre, il premio Histria-Terra. «Un dolore inconsolabile tormentò i miei genitori per la perdita della loro Pisino, abbandonata per fuggire ai massacri dei conquistatori slavi – confida Antonelli –. Morirono a casa mia, in Canada, lasciandomi in eredità il peso insopportabile della sconfitta e del rimpianto per quel mondo perduto che nell’animo dell’esiliato assurge a valore assoluto». Prima di espatriare oltreoceano, la famiglia Antonelli trovò rifugio a Venezia e a Napoli. «Una Napoli ormai scomparsa e forse mai esistita davvero, che vive però nell’anima di chi, come me, l’ha molto amata – confida Antonelli –. Una Napoli interiorizzata, assurta a fatto mitico, sacrale, composto dagli elementi più belli della napoletanità».

Nel 1968, a 25 anni, lo sbarco in Canada: «Una decisione nata da una crisi esistenziale, aggravata dal rifiuto di una promozione nell’ambito lavorativo e dai rapporti difficili con un padre troppo severo. In più, volevo sposare una ragazza croata conosciuta a Fiume. Napoli, prigioniera delle apparenze e del calcolo opportunistico, non mi sembrava la città adatta. A influenzare la scelta fu anche il timore dei miei genitori di una riedizione del “ribaltone” comunista, da noi conosciuto anni prima in Istria». Il fenomeno dell’associazionismo intorno al labaro del santo patrono è una realtà ancora viva e dinamica tra gli emigrati a Montréal. «Questa fedeltà alle memorie di un mondo rurale e un po’ “grezzo” non ha prodotto uno sterile rimpianto o un passivo isolamento, bensì ha dotato gli espatriati di una sorprendente capacità di adattamento ai cambiamenti imposti dalla modernità. Forse ciò si spiega con il fatto che chi è sicuro di sé, perché ha alle spalle un mondo ricco di valori capaci di dargli un orientamento preciso nel caos della vita, è pronto a tuffarsi nelle acque agitate del cambiamento.

L’attaccamento all’angolo di terra che ci ha dato i natali, non è per nulla d’ostacolo all’ampliamento dei nostri orizzonti. Anzi, è proprio l’amoroso legame col nostro mondo di partenza a permettere l’allargamento della nostra coscienza e il superamento di limiti e confini. Ciò è attestato – conclude Antonelli – dal notevole successo ottenuto in Canada dagli immigrati italiani, la cui ultima ondata, in gran parte di origine rurale, si è conclusa nel decennio del 1970».

Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»! 

Data di aggiornamento: 12 Febbraio 2026
Lascia un commento che verrà pubblicato