Lupi digitali al seguito di Trump
Se ci chiediamo chi ha vinto in campo economico nel 2025, il verdetto è evidente: sono state le aziende del settore tecnologico. Hanno letteralmente in pugno Wall Street, il centro del mondo della finanza. Alla Borsa di New York, Nvidia, leader nei chip di ultima generazione, e Apple hanno una capitalizzazione che supera i 4mila miliardi di dollari ciascuna, seguono Google-Alphabet e Microsoft con oltre 3mila. Queste «magnifiche quattro» valgono singolarmente quanto le intere economie di Paesi come la Gran Bretagna e la Francia. Pesano talmente su Wall Street che, dovesse esserci una crisi, nessun altro settore economico sarebbe in grado di compensare l’eventuale «esplosione della bolla». Gli investitori continuano a investire su di loro perché hanno spese ridotte all’osso, pagano poche tasse, sono piene di liquidità, hanno margini di profitto inavvicinabili. Lavorano poi col comparto della difesa che ha sempre più risorse pubbliche a disposizione e sono il motore delle cosiddette Intelligenze Artificiali, cuore del capitalismo del ventunesimo secolo. Al punto che i siti specializzati a dicembre hanno confermato: conviene investire nel tecnologico. E a supporto di questo «consiglio per gli acquisti» hanno offerto altri numeri: nell’anno passato Google ha guadagnato 124 miliardi, Apple 112, Microsoft 105.
Spostiamoci adesso alla vigilia di Natale, quando il Dipartimento di Stato USA ha comunicato la decisione di negare il visto di ingresso negli Stati Uniti a cinque cittadini europei, «colpevoli» di operare in organizzazioni impegnate contro la disinformazione, l’odio online e a favore della tutela della privacy. Conviene «allacciare le cinture» perché ora si entra in un mondo ribaltato. Fra i cinque pericolosi nemici dell’America è finito pure Thierry Breton già ministro di centro destra in Francia e poi Commissario Europeo per il Mercato interno. La sua colpa è di aver promosso il «Digital Services Act» la legislazione UE che tutela gli utenti di servizi internet come i social, i mercati online e i motori di ricerca. Una normativa che vuole contrastare contenuti illegali e aumentare la trasparenza delle piattaforme. Per il segretario di Stato USA Marco Rubio questa legge costituirebbe un’ingerenza intollerabile perché le aziende americane devono rispondere solo agli Stati Uniti. In poche parole, noi possiamo usare e pagare questi servizi, ma non siamo «padroni a casa nostra». Un attacco esplicito alla sovranità europea che però ha lasciato indifferenti i nostri sovranisti che vedono in Trump la loro guida indiscussa.
Ma il punto che qui ci interessa è un altro. Per Rubio il francese Breton andava colpito perché ha danneggiato gli interessi delle aziende americane, compromesso i loro utili, che sono invece quelli spettacolari appena visti. Un paradosso assoluto: è come se un lupo già sazio accusasse l’agnello di volerlo ridurre alla fame perché non si fa mangiare. Come ha affermato papa Leone «un’economia distorta induce a trattare gli uomini come merce», un’economia che ora pare avere l’esplicito supporto del potere politico. L’essere umano è tale solo se ne preserviamo la dignità, nel 2026 occorrerà ricordarlo e darsi da fare per sostenerla.
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