Il regalo non è il dono
Si sono concluse le feste di Natale, e così, a «bocce ferme», possiamo fare qualche nuova riflessione sui doni e sulla differenza tra i doni e i regali. I regali e i doni sono atti umani diversi, convivono gli uni accanto agli altri, spesso sono entrambi buoni, ma non vanno confusi tra di loro. Il valore dei regali tra Natale ed Epifania dipende dalla qualità dei doni tra Epifania e Natale. Il panettone che portiamo alla zia anziana lontana dice qualcosa di buono e bello se durante l’anno quel regalo natalizio è stato preceduto da qualche telefonata, una visita, tempo speso, abbracci di corpi, parole buone e benedizioni reciproche. Noi sapiens parliamo anche con le cose e con gli oggetti, perché le parole qualche volta non bastano, e con un oggetto riusciamo a dire cose che con la bocca e la penna diremmo diversamente e peggio. La civiltà umana, a differenza degli animali, è fatta di parole e di cose, di oggetti (quadri, case, chiese) che dicono chi siamo come e forse meglio delle parole. I doni sono i verbi che collegano e danno senso ai nostri regali, e li fanno entrare nei nostri discorsi più belli.
Nella pratica e nella vita concreta i doni e i regali si somigliano, si intersecano, li chiamiamo con le stesse parole, anche perché non è necessario studiare economia per vivere bene. I regali si fanno spesso (anche se non sempre) per assolvere a obblighi, normalmente a buoni obblighi, verso famigliari, amici, colleghi, fornitori, capi, clienti, responsabile ufficio acquisti, e sono legati ai tempi e alle date della vita.
Il nostro tempo del business globale ama sempre più i regali, perfettamente coerenti con il suo spirito, ma capisce sempre meno i doni. I regali sono previsti, regolati dalle convenzioni sociali, e in non pochi casi sono pretesi – in molte regioni i regali per i matrimoni sono regolati da norme molto dettagliate e rigidamente osservate, fino a indebitarsi. C’è poca gratuità nei regali, tanto che se non li facciamo, i potenziali destinatari ci giudicano male. Un economista, Joel Waldfogel (nel 1993), ha dimostrato che i regali di Natale distruggono in media il 20% del valore dei beni regalati, poiché se le persone scegliessero i propri regali invece di riceverli dagli altri, la loro soddisfazione sarebbe maggiore di circa un quinto. Così quest’economista proponeva di regalare denaro ad amici e parenti; ed è quanto ormai accade abitualmente con figli, nipoti e parenti, poiché regalare denaro diventa una via più semplice, per chi dà e per chi riceve. Per non parlare dei «regali di nozze»: dai servizi da tè e servizi di asciugamani si è prima passati alla lista nozze, poi alla busta coi soldi, e ora direttamente all’iban indicato nell’invito.
Il dono è diverso, è altra cosa, ha altra natura, un altro costo, e altro valore, un altro corso, un altro senso. È una faccenda di gratuità, è un bene relazionale, cioè un atto non dovuto, dove il bene principale non è l’oggetto donato ma la relazione tra chi dona e chi riceve. Il dono non è preteso, spesso non è neanche previsto; a volte è atteso, è sempre eccedente, non legato al merito, sorprendente, squilibrato, eccessivo, non simmetrico. Quando il dono si esprime anche con un oggetto donato, quel dono incorporerà per sempre quell’atto d’amore, il volto della persona che ce lo ha donato. E quando il dono si incarna in un oggetto, lo spirito del dono trasforma quella cosa in sacramento, vedendola siamo invitati a pensare e guardare qualcos’altro, un volto lontano ma presentissimo.
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