Il paesaggio vivente di Tiziano
Pieve di Cadore (Belluno), luogo natale di Tiziano Vecellio, ha aperto le celebrazioni per i 450 anni dalla morte di uno dei più grandi maestri della pittura italiana, con una mostra che coniuga rigore scientifico e capacità evocativa. È «Tiziano e il paesaggio. Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone», allestita fino al 29 marzo nel Palazzo della Magnifica Comunità del Cadore.
L’evento fa da apripista a una ricca e articolata stagione di studi e iniziative dedicate a uno dei nodi centrali e più innovativi della poetica di Tiziano: il ruolo della natura e del paesaggio come elemento costitutivo della narrazione pittorica.
L’originalità della mostra di Pieve di Cadore è dovuta al confronto diretto di due opere capitali degli anni Dieci e Venti del Cinquecento, riunite qui per la prima volta. Diverse sia per tecnica che per destinazione, sono tuttavia affini per concezione visiva e densità simbolica, come la monumentale Pala Gozzi e la straordinaria xilografia della Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso.
La Pala Gozzi – ovvero la Vergine con il Bambino in gloria, con i santi Francesco e Biagio e il donatore Alvise Gozzi – è un dipinto a olio eseguito nel 1520 da Tiziano per la chiesa di San Francesco ad Alto di Ancona, con il quale l’artista rivendica orgogliosamente la sua appartenenza alle dolomiti venete, firmandosi come Titianus Cadorinus nel cartiglio che appare sul dipinto. L’opera, oggi appartenente alla Pinacoteca Civica Francesco Podesti di Ancona, fu commissionata da Alvise Gozzi, mercante di Ragusa, l’odierna Dubrovnik, in Croazia.
La xilografia con la Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso, incisa da un anonimo intagliatore su un disegno di Tiziano eseguito intorno al 1515, e conservata ai Musei Civici di Bassano del Grappa (Vicenza), è una stampa di grandi dimensioni in dodici fogli.
Le due opere, solo all’apparenza diverse, rivendicano, in realtà, molti tratti comuni: la rappresentazione di una città che emerge dall’acqua o dalla sua laguna, la struttura compositiva «a triangolo», il significato attribuito ai paesaggi e alla luce, i rimandi politici e simbolici.
Nella Pala Gozzi vediamo la vegetazione dell’entroterra veneto, un tratto di mare e il profilo dell’area marciana di Venezia che costituisce la prima rappresentazione del cuore politico e religioso della Serenissima nella pittura moderna. Il dipinto celebra la ripresa del dominio di Venezia sull’Adriatico nel 1520, con «il venir meno delle misure restrittive imposte dieci anni prima da papa Giulio II, e dunque il ritorno dei dazi nei confronti di Ancona in cambio della sua sicurezza». A testimoniare l’evento e la relazione di Venezia con le città adriatiche di Ancona e Ragusa sarebbe, come lo ha definito Augusto Gentili, il «triangolo figurale» Ancona-Venezia-Ragusa rappresentato dalla figura di san Francesco, associato alla città marchigiana; dall’immagine della Madonna, qui simbolo di Venezia e posta al vertice del triangolo; e, a destra, da san Biagio, patrono di Ragusa.
Il riscatto di Venezia dopo la sconfitta contro la Lega di Cambrai, in particolare all'indomani della disastrosa battaglia di Agnadello del 1509, e dopo essere stata sopraffatta dalla minaccia delle truppe francesi e imperiali che in pochi anni, nella seconda decade del Cinquecento, assediarono la Serenissima, prende forma simbolica nella xilografia della Sommersione del Faraone nel Mar Rosso. Il mare, in realtà, rimanda alla laguna di Venezia, lambita dalle truppe nemiche, qui metafora del biblico «esercito egizio» che tenta di dare scacco alla Serenissima. Ma Venezia, come Gerusalemme, è sotto la protezione divina che ne preserva l’esistenza e il trionfo contro le armate nilotiche, qui dai tratti inequivocabilmente nordici.
Il dialogo tra le due opere in mostra a Pieve di Cadore, ci restituisce l’immagine di un artista che ha rivoluzionato il modo di guardare il mondo, trasformando il paesaggio in un protagonista assoluto. Fra memoria e ricerca, si materializza un racconto che non celebra solo il genio di Tiziano, ma il suo talento, ancora attualissimo, di saper leggere la storia attraverso la luce, la natura e l’ambiente.