Il Vangelo in Mongolia

Con almeno 1255 battezzati su una popolazione di 3,2 milioni di abitanti, la Chiesa cattolica in Mongolia è una presenza piccola ma significativa contro le difficoltà sociali, economiche e geopolitiche del Paese.
30 Maggio 2018 | di

Anche le steppe della Mongolia sentono l’annuncio del Vangelo. Da quando, nel 1992, la Chiesa cattolica ha potuto insediarsi nel Paese, dopo la caduta nel comunismo, la missione tra i mongoli è cresciuta e oggi, dopo un po’ più di venticinque anni, conta almeno 1.255 battezzati. Il clero è quasi tutto composto da missionari esteri (belgi, coreani, filippini, italiani…), ma da due anni è presente anche un sacerdote locale, don Giuseppe Enkh-Baatar, e un altro è in seminario in preparazione al sacerdozio.

Questa Chiesa piccolissima costituisce una frazione minima sui 3,2 milioni di abitanti della Mongolia, ed è dispersa su un territorio che è cinque volte l’Italia. Le religioni che si praticano sono lo sciamanesimo e, soprattutto, il buddismo di radice tibetana. A oggi, i rapporti tra le diverse religioni sono buoni. Un esempio: due anni fa, all’ordinazione di don Giuseppe Enkh-Baatar, erano presenti anche abati buddisti e sciamani che consideravano un onore il fatto che un loro connazionale fosse divenuto sacerdote.

Le religioni collaborano anche a sollevare le fatiche della popolazione. La caduta del comunismo sovietico e l’apertura al mercato libero sono state anche occasioni per la Chiesa di offrire la sua missione nella carità. Davanti a un Paese che è segnato dalla miseria (il 20 per cento della popolazione è al di sotto della soglia di povertà), i cattolici offrono aiuto a bambini abbandonati, scuole, dispensari, sostegno al lavoro, cooperative agricole, borse di studio per le donne.

Nelle sette parrocchie disperse nel Paese vi sono qua e là corsi di taglio e cucito per le ragazze, asili per i bambini, distribuzione di cibo per i poveri, gruppi di sostegno per alcolisti anonimi. L’alcolismo è una piaga molto profonda, legata alla miseria, alla solitudine, all’urbanizzazione di molti pastori e allevatori che giungono nella capitale e si trovano catapultati in una vita che non comprendono. La maggiore urgenza che si sente nella Chiesa è l’inculturazione. L’impegno sociale, pur importante, deve lasciare tempo allo studio e alla comprensione della cultura mongola, gloriosa del suo passato e del suo antenato Gengis Khan. Cultura, tuttavia, segnata anche dalle presenti difficoltà economiche e geopolitiche, a causa della vicinanza dei due giganti Russia e Cina, desiderosi di sfruttare le ricchezze minerarie del Paese.

Data di aggiornamento: 30 Maggio 2018

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