La globetrotter dell’educazione
Portare l’educazione nei contesti fragili. Elodie Michaud, insegnante francese esperta di pedagogia Montessori, ha trasformato la sua decennale esperienza come docente in un progetto itinerante e innovativo: il Montessori Truck. Un pulmino attrezzato con scaffali e materiali Montessori, con il quale porta l’educazione direttamente nelle piazze, nei quartieri svantaggiati, nei luoghi di aggregazione. Elodie si muove col suo mezzo a quattro ruote, raggiunge contesti difficili, organizza laboratori pratici, giochi, attività per bambini e genitori. Offre un’educazione creativa e inclusiva accessibile a tutti. Il progetto è gratuito, finanziato dai comuni e dalle regioni, e in otto anni ha raggiunto oltre 10mila bambini in tutta la Francia.
Incontriamo Elodie in un caffè di Roma, nel quartiere San Giovanni. Si trova nella Capitale per avviare un progetto Erasmus+: «Apriremo sei spazi “Montessori Safe Space” presso centri d’accoglienza e case famiglia», spiega sorridendo. Sguardo pulito, denso, ci racconta con entusiasmo del suo percorso: «Sono nata nel 1985 e cresciuta in Provenza. In me convivono tante anime. Alla passione per la pedagogia scientifica Montessori abbino una formazione in teatro, scienze e biologia. Ma sono stata influenzata anche da mia madre artista e dal contesto nomade in cui ho trascorso l’infanzia. Da giovane seguivo in caravan mio padre e mio zio in giro per l’Europa. Erano professionisti delle corse di trial e ho viaggiato davvero tanto».
Mentre Elodie disegna la mappa della sua costellazione d’origine, scopriamo che un’altra fonte di ispirazione le è venuta dal nonno: «Mio nonno si chiamava Jean Paret, è stato un maestro e ha lavorato a lungo con bambini con difficoltà, anche nel dipartimento francese d’Algeria. Seguiva gli insegnamenti di Célestin Freinet, ideatore di un metodo fondato sull’apprendimento attraverso l’esperienza pratica e l’esplorazione della realtà. Promuoveva l’espressione e la creatività degli studenti tramite tecniche come il testo libero e la stampa delle storie. L’insegnante assumeva così un ruolo di facilitatore e cooperatore, guidando gli studenti in un processo di apprendimento collaborativo». Questo mix di creatività, rigore scientifico e amore per il viaggio, ha plasmato la visione educativa di Elodie spingendola a creare un itinerario di vita molto personale: «Sì, oggi sento che amo profondamente portare la possibilità di apprendimento ovunque, trasformando ogni spazio in un luogo di crescita, scoperta, speranza e comunità».
Portare speranza
Elodie è un flusso di parole. Ascoltarla significa entrare in una visione secondo la quale la pedagogia è qualcosa di concreto, che porta speranza e apre percorsi di vita. La sua carriera è iniziata come insegnante nella scuola pubblica francese, lavorando per dieci anni soprattutto in quartieri difficili. «Dapprima ho seguito i bambini dai 6 ai 12 anni, in seguito quelli dai 3 ai 6. Poi però, un po’ alla volta, mi ha preso un senso di frustrazione: nelle scuole REP+ (Réseau éducation prioritaire) – quelle con maggiori bisogni di supporto – non si riusciva a seguire i bambini in base ai loro effettivi bisogni. Questo tipo di difficoltà mi ha portato a riflettere su un cambiamento di percorso. All’inizio pensavo addirittura di cambiare lavoro». Il punto di svolta arriva, però, quando una collega la invita a osservare una classe Montessori. «Fu una vera rivelazione: i bambini, concentrati, lavoravano da soli, in un ambiente simile più a una casa che a una scuola. Quell’incontro fu uno shock culturale. Mi cambiò la vita: mi sono formata allora come educatrice Montessori, scoprendo una pedagogia olistica, che valorizza la dignità e l’autonomia dei bambini».
Il passo successivo, per Elodie, è aprire tre classi pubbliche pilota a Hyères-les-Palmiers, una città di 60mila abitanti nel Sud della Francia, in Costa Azzurra, dove i genitori potevano iscrivere liberamente i propri figli. «In Francia, a differenza dell’Italia – avverte Elodie –, i genitori non possono infatti scegliere la scuola; noi invece, con un gruppetto di colleghi e grazie alla copertura economica del Comune, accoglievamo gratuitamente tutti quelli interessati al metodo Montessori, possibilità rara in Francia. Abbiamo avuto un grande impatto, non solo sulle classi, ma anche sulla comunità».
In seguito Elodie si trasferisce a Mayotte, un arcipelago dell’Oceano Indiano tra il Madagascar e la costa del Mozambico. «Questo gruppo di isole è un dipartimento d’oltremare francese. Qui ho affrontato una sfida pedagogica unica: gestire una classe di 40-45 bambini che non parlavano francese e non disponevano di materiali didattici. Dalla Francia portai con me 50 chili di materiali Montessori e riuscii a insegnare lettura e scrittura in soli due mesi, sorprendendo anche gli ispettori scolastici locali».
Questa esperienza avvicina Elodie al movimento Educateurs Sans Frontières, fondato da Renilde Montessori, nipote di Maria Montessori, che promuove un’educazione accessibile per bambini vulnerabili, rifugiati e con disabilità. Elodie partecipa a un congresso internazionale in Sudafrica, ampliando la sua rete di contatti e la visione del suo lavoro educativo. «Da qui nasce l’idea del Montessori Truck. Mi sono domandata: “Perché non portare in giro il metodo con un mezzo a quattro ruote?” Così, con l’aiuto di mio padre, esperto di falegnameria, abbiamo adattato un pulmino con scaffali e materiale Montessori, dove anche gli adulti possono entrare e vedere i bambini lavorare. Un progetto innovativo che porta l’educazione Montessori direttamente nelle piazze, nei quartieri vulnerabili, nei centri sociali, in occasione delle vacanze scolastiche. In Francia il calendario scolastico è differente: abbiamo più periodi di vacanza rispetto all’Italia, distribuiti circa ogni sei-otto settimane. Le vacanze estive durano più o meno due mesi, da inizio luglio a inizio settembre. Lo Stato deve però garantire attività alternative e in questa cornice sono riuscita a inserire il mio progetto».
Il lancio del Montessori Truck nel 2018 è scoppiettante: «Quaranta eventi in tre mesi, con laboratori per bambini e caffè Montessori per i genitori. Ogni città aveva un coordinatore volontario. È buffo, perché dietro non c’erano grandi strategie di comunicazione. Ma l’idea piacque subito. Quando presentai il mio progetto al congresso, alcuni Montessoriani, inizialmente diffidenti, ne furono conquistati». Ma come funziona un’attività del truck? Per spiegarcelo, Elodie ci srotola un’immagine visiva: «Arrivo nelle piazze con il camioncino. Collaboro con associazioni locali con cui sono in contatto. Le famiglie partecipano gratuitamente e i bambini scelgono liberamente i materiali Montessori. A volte stiamo per due settimane consecutive, con attività mattutine, principalmente per i bambini dell’infanzia», spiega.
Un cuore italiano
In questi anni il tour della Francia ha portato Elodie Michaud nelle regioni della Vendée (Vandea), in Bretagna, a Parigi, Lille, Lione e in numerose altre città. Oggi questo tipo di esperienza – la scuola mobile – continua a espandersi, attraverso collaborazioni con scuole e associazioni, in Francia, Italia, Germania, mentre ha sviluppato contatti per aprire spazi Montessori anche in Myanmar, Cambogia e Indonesia. «In questi Paesi, infatti, la scuola dell’infanzia non è garantita universalmente. Così, una parte significativa dei bambini tra i 3 e i 5 anni resta esclusa», spiega l’educatrice.
Da alcuni anni Elodie vive tra la Francia e Roma e, infatti, parla un ottimo italiano: «È qui che tutto è iniziato, a via dei Marsi. Maria Montessori sperimentò per la prima volta il suo metodo in una scuola a San Lorenzo. L’idea di lavorare a poca distanza da questo luogo, coi nuovi spazi che sto aprendo grazie ai fondi europei, è come la chiusura di un cerchio. Sono molto legata all’Italia: mia nonna era italiana e quando posso torno. Ma è anche il tempo di portare il mio progetto nelle zone nel mondo che vivono situazioni d’emergenza: sento che può essere d’aiuto, viste le tante situazioni difficili che ci sono, soprattutto fuori dall’Europa. La scuola mobile non è soltanto un veicolo educativo, ma è anche una piattaforma nomade di apprendimento e inclusione. E io desidero fare la mia parte».
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