Fidanzatini

I figli durante l’infanzia giocano ai «fidanzamenti». Ma quando crescono, è bene che genitori ed educatori restituiscano loro i giusti tempi, in modo da non compromettere la magia e la bellezza di ogni fase della vita.
21 Gennaio 2026 | di

Serena è preoccupata: «Mia figlia Sonia ha 5 anni. Mi racconta che a scuola ha un fidanzato, Marco. Giocano, si mettono vicini in mensa e a volte vanno anche in bagno assieme. Quest’ultima sua frase mi ha turbata. Lei pensa, dottore, che “la fissa” per il fidanzato possa essere un problema?». Il mio nipotino Leo, 8 anni, mi dice che, anche se le maestre spostano spesso i compagni di banco, lui resta sempre con la sua amica Giulia. Quando gli chiedo: «È la tua fidanzata?», lui risponde: «No. Ci piace stare vicini». Un’altra mamma mi scrive: «Alla fine della terza media, mio figlio si è fidanzato con una coetanea. Non vogliamo mettere divieti, non lo riteniamo necessario. Quando ci ha chiesto se la ragazza poteva fermarsi a dormire da noi, non sapendo che cosa rispondere, abbiamo lasciato decidere a lui. Ma che imbarazzo quando la mattina ci siamo riuniti per la colazione. Noi da ragazzi lo facevamo un po’ ovunque, ma oggi i pericoli sono maggiori: preferisco che lo facciano in casa». 

Nel frattempo, i fatti di cronaca relativi a «fidanzamenti» di ragazzini e ragazzine di 13 anni finiti male occupano le pagine dei giornali. Occorre quindi fare chiarezza, in un momento in cui la fragilità genitoriale è anzitutto una mancanza di informazioni adeguate, se non rigorose, sulle età dei figli, sui loro bisogni effettivi, non consumistici, e sulle fasi educative corrispondenti. 
-    Le attrazioni tra bambini e bambine della scuola dell’infanzia sono normali e appartengono a quella componente di crescita che non ha alcuna pericolosità. Anzi, rappresenta un buon segnale di interesse reciproco, anche sul piano relazionale.
-    A 8 anni, giocare a fare i fidanzati può essere un gioco come un altro. 
-    Durante la preadolescenza, tra gli 11 e i 14 anni, si muovono interessi affettivi molto forti sia verso il sesso opposto sia verso il proprio. Quest’ultima possibilità rappresenta una sorta di rispecchiamento che ha una natura assolutamente benevola, non confondiamola con situazioni di fluidità sessuale. La letteratura scientifica ritiene i rapporti sessuali a 13 anni – tanto per i maschi quanto, ancor più, per le femmine – un’esperienza al limite della traumaticità, trattandosi di un’intimità troppo precoce. A 14 anni, darsi la mano è sufficiente.
-    Con l’arrivo dell’adolescenza, i ragazzi incominciano a muoversi in maniera più disinvolta. Ma parlare di fidanzamenti è improprio e può generare situazioni difficili sul piano emotivo. 

Vivere la dimensione dell’attesa è quanto di più meraviglioso ci possa essere nel costruire una formazione sessuale che non sia né una corsa contro il tempo né un’inutile prestazione. L’ignobile utilizzo dei siti porno – a cui il mondo adulto dominato dal marketing non riesce a porre alcun limite – espone i ragazzi a un’educazione che di sessuale non ha nulla. Anzi, li spinge verso forme morbose che tolgono ogni magia all’incontro, che ha bisogno di un’età più consapevole, di certo non i 14 e i 16 anni. Questi legami precoci non sono sostenibili per adolescenti che non possiedono la maturità necessaria per gestire l’intensità emotiva di una relazione. Le famiglie dovrebbero evitare di favorire queste «coppie» che mimano i modelli adulti senza avere prerequisiti cognitivi ed emotivi. Che significato può avere una relazione esclusiva totalizzante in un’età in cui il cervello non è ancora strutturato? I figli durante l’infanzia giocano ai «fidanzamenti», ma, quando crescono, è bene che genitori, insegnanti, sacerdoti, educatori restituiscano loro i giusti tempi in modo da non compromettere la magia e la bellezza di ogni fase della vita.

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Data di aggiornamento: 21 Gennaio 2026
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