22 Settembre 2026

La scelta di Ainara

Segue una 17enne basca alle prese con la sua vocazione religiosa il film «Los Domingos» (Spagna-Francia 2025) di Alauda Ruiz de Azùa.
La scelta di Ainara

Una matura 17enne basca, Ainara, studentessa in un collegio cattolico e ormai prossima alla scelta universitaria, sente affiorare e crescere dentro di sé la vocazione religiosa a una vita di clausura. Chiede, quindi, di iniziare un periodo di discernimento sotto la guida di padre Chema (un suo insegnante) e della simpatica madre priora Isabel. La famiglia esprime alcune riserve e consiglia di rimandare la scelta a un tempo più maturo, in modo che Ainara possa fruire di esperienze sociali e sentimentali più varie. Ma quella voce rimane e a quella voce Ainara dice di voler continuare a parlare e rispondere. Los Domingos (questo il titolo del film di Alauda Ruiz de Azùa, Spagna-Francia 2025), le domeniche, sono i giorni sacri che ritmano la settimana dei credenti. In quei giorni la famiglia di Ainara si riunisce. Non tutti sono praticanti, ma la conversazione domestica permette la condivisione dei pensieri e sentimenti più importanti: il dolore per la scomparsa della madre di Ainara (la maggiore di tre sorelle), l’ingente investimento economico del padre Iñaki (che ha una nuova fidanzata, Estilibaz) in un ristorante, le curiosità educative e lavorative della zia Maite, atea, una manager culturale sposata con Pablo, che aspira alla professione d’insegnante (hanno un figlio, ma il matrimonio è in crisi), le preoccupazioni affettuose di nonna Maria Dolores, che confessa la propria tristezza per l’eventuale partenza della nipote e, infine, la giocosa vivacità delle sorelline di Ainara, che riveleranno d’aver visto quest’ultima baciare di nascosto Mikel, un compagno del coro ecclesiale.

La regista, che conosciamo da Lullaby (2022) e da Amore al primo bacio (2023), non è credente e forse per questo tratta l’argomento con sobria attenzione, con precisione antropologica e con tatto spirituale. Con Dio non si scherza. C’è in gioco una decisione coinvolgente, che potrebbe impegnare per l’intera vita, esporre a rischi personali e offrire un significato gratificante all’intera esistenza. A Dio ci si promette per sempre e senza riserve egoistiche né secondi fini. La società che circonda la protagonista non riesce a trovare le parole per nominare l’evento, che ha sorpreso e affascinato una ragazza sensibile nella forma di una passione che la tocca sul piano cognitivo e affettivo. Ainara ne parla come di un’illuminazione interiore, un’estasi scuotente, un consolante sentimento di essere amati e riamare qualcuno (Dio) che è innamorato di noi. La tenacia vocazionale di Ainara fa saltare pregiudizi laici e religiosi. Non si tratta del progetto semplicistico di fuggire dalle responsabilità mondane. Il lutto che ha colpito Ainara spiega certi suoi tratti malinconici, ma non le ha tolto il desiderio di spendersi per una buona causa. Le timide e acerbe esperienze eterosessuali si accompagnano a frequentazioni amicali delicate e sincere. Ainara non conosce e neppure tenta di spiegare le cause di ciò che sente. Ma vuole comprendere ciò che le sta accadendo ed esige d’essere ascoltata. Il rispetto affettuoso non le basta. Non le piace il tono giudicante e moralistico dei saccenti. Dagli adulti dovrebbe venire una prossimità non direttiva, una complicità avventurosa, un’identificazione prudente.

L’empatica priora del convento, Isabel, accoglie volentieri Ainara per ritiri spirituali, le parla della propria esperienza (anch’ella aveva un fidanzato) e la invita alla lealtà, smarcandosi dalle pressioni dell’entourage: se una giovane donna si è innamorata di una immagine di vita buona, è assurdo consigliarle di vivere in prova, sperimentando scelte altrui, transitorie soluzioni borghesi o rassegnandosi alla mentalità secolare imperante. Dio chiama ed esige trasformazioni progressive, ma coerenti, non compromessi banali o evasive soluzioni tampone. D’altro canto, una vocazione pretende il tempo necessario per una riflessione attenta. Una madre superiora, che abbiamo contattato nel suo monastero carmelitano, ci ha detto che, in un caso simile, avrebbe preliminarmente chiesto la frequenza a un corso universitario o qualche anno di servizio apostolico. Comunque, in periodo di formazione si può anche cambiare idea, ma la vita va vissuta adesso e il desiderio di futuro esige di essere percepito e interpretato. 

Le tracce che Ainara lascia dietro di sé inducono cambiamenti imprevisti, a volte conflittuali a volte dialogici, in chi la circonda e l’accompagna: l’amica più disinvolta, l’attonito corista, la zia insoddisfatta, il padre azzardato, le sorelline meravigliate. Tutti «indossano» una «veste» più candida, l’abito buono per decisioni rimandate. Il cinema è a suo modo un appello arcano, non solo per lo spettatore, ma per lo stesso regista, che riconosce la verità di una trama e le obbedisce, la ricrea, la cimenta con la realtà, ne esplora le alternative e gli esiti. Usciamo dalla sala con il desiderio di un sequel, magari di un’intera serie tivù: che cosa accadrà a questa ragazza?

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Data di aggiornamento: 22 Settembre 2026

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