La strada di Antonio
In una Basilica del Santo come ogni anno colma di fedeli e devoti, stamattina, solennità di sant’Antonio di Padova, alle ore 10 si è tenuta la Messa per gli abbonati e gli associati al «Messaggero di sant’Antonio», presieduta dal direttore generale fra Giancarlo Zamengo e concelebrata dal direttore editoriale fra Massimiliano Patassini e da fra Daniel Fecheta, referente dell’edizione rumena della rivista. Fra Zamengo ha ricordato che questo che stiamo vivendo è un anno particolare per il mondo francescano, in quanto si ricordano gli 800 anni della morte di san Francesco. Un santo, senza il quale l’Antonio che noi conosciamo non sarebbe esistito. L’allora Fernando Martins de Bulhões, canonico agostiniano, rimase infatti affascinato dalla figura di Francesco, grazie a un piccolo gruppo di frati che passarono per Coimbra – dove si trovava il suo convento – prima di recarsi in Marocco, dove in seguito subirono il martirio. Questo fatto suscitò nel futuro Antonio la vocazione francescana.
«È stato Francesco – ha sottolineato fra Zamengo – a indicare ad Antonio la strada del Vangelo sine glossa, con un radicalismo che gli ha acceso il cuore e l’ha spinto ad andare oltre, a non accontentarsi degli obiettivi che nella sua vita aveva già raggiunto». «Lui – ha proseguito il direttore generale –, nobile, colto (i suoi Sermoni sono una miniera di conoscenze), non ha voluto accontentarsi di una sapienza umana, ma ha scelto di dare la sua vita per il Vangelo, per amore di Gesù». Una scelta, nata grazie all’incontro con quel piccolo gruppo di frati, e confermata successivamente dall’ascolto della parola di Francesco stesso, nel 1221 ad Assisi, durante il primo Capitolo delle stuoie, così detto perché i frati, convenuti da ogni luogo per questo prima grande assise, dormivano posati su delle semplici e povere stuoie. Poi, in seguito, Antonio visse per un periodo presso l’eremo di Montepaolo, nei pressi di Forlì, dove, per un caso fortuito, vennero messe in luce le sue grandi doti di predicatore. Da lì, si aprì per lui una nuova strada, quella che ne fece voce orante del Vangelo e insegnante di teologia per i frati.
«Ma dinanzi a questa missione – ha ricordato fra Zamengo –, Antonio volle essere confermato da Francesco, il quale gli scrisse un piccolo biglietto (conosciuto come Epistola ad Antonium) che diceva: “A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute. Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione tu non estingua lo spirito dell'orazione e della devozione, come sta scritto nella Regola”. Antonio prese così alla lettera quel messaggio di Francesco che, nelle analisi compiute sui suoi resti mortali, nel corso di una delle riesumazioni del suo corpo, sono state trovate numerose calcificazioni alle ginocchia, segno inequivocabile di intere notti e giorni passati inginocchiato in preghiera».
L’esperienza terrena di Antonio, ha proseguito fra Giancarlo, interroga ancora oggi tutti noi: «Quanto costruiamo le nostre vite sul Vangelo, affinché il Signore illumini i nostri giorni?». Il direttore generale del «Messaggero di sant’Antonio» ha voluto poi ricordare la recente enciclica di papa Leone XIV Magnifica Humanitas, definendola «un grande dono» che il Pontefice ha fatto alla Chiesa e al mondo, «un mondo che oggi fatica a trovare una strada buona, a orientarsi». In questa enciclica, ha chiosato fra Zamengo, «il Papa denuncia il rischio della mercificazione delle relazioni, dell’intimità, di un uso poco umano delle nuove tecnologie, invitando ad affrontare le sfide del momento con il cuore illuminato dal Signore, con Amore. Seguendo la strada del Vangelo, così come ha fatto Antonio».
«Sant’Antonio – ha concluso fra Giancarlo Zamengo – ci aiuta nelle sfide del quotidiano, proprio perché si è lasciato guidare dal Vangelo, mettendo sempre le persone, i poveri, al primo posto. Questo significa, infatti, essere cristiani. Non vedere nell’altro un nemico da combattere, non risolvere i problemi affrontandoli in modo superficiale, ma mantenendo sempre un pensiero critico che ci aiuta a orientarci giorno per giorno. Sapendo che accanto a noi c’è Antonio che ci indica la strada del Vangelo, la strada di Gesù, come credenti che sanno prendersi cura gli uni degli altri e vogliono costruire una civiltà nuova fondata sull’Amore».
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