Laici e Chiesa, insieme, nella Speranza

Dialogo sulla speranza, ieri sera a Mestre (VE), tra il cardinale Matteo Maria Zuppi e il filosofo Massimo Cacciari, nell'ambito del Festival della politica.
11 Settembre 2026 | di

Oggi, sempre più spesso, il pensiero, quando c’è, appare asfittico. Siamo in tanti a esserne convinti. E ne troviamo conferma, per contrasto, quando capitano occasioni come quella di ieri sera a Mestre, nell’ambito del Festival della politica, quando, dinanzi a un numerosissimo pubblico, a riflettere sulla speranza (tema centrale della kermesse di quest’anno: Le ragioni della speranza) sono stati due relatori come il filosofo Massimo Cacciari e il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi. E allora il pensiero si fa bello, di ampio respiro, profondo, positivo. 

A prendere la parola per primo è stato il filosofo veneziano: «Le ragioni della speranza – ha sottolineato – vanno trovate percorrendo una via realistica. Se esse non sono fondate su dati di realtà, infatti, sono fantasmi, nemmeno utopie». Certo, sperare è difficile, è un esercizio della ragione, dell’analisi ha proseguito Cacciari, il quale ha poi messo in guardia il pubblico su un’attitudine spesso diffusa: quella di sperare ciò che già è stato vissuto. «Questa è una speranza cieca – ha ribadito –, perché nulla di ciò che è stato tornerà. Il salto tecnologico, le tragedie che stiamo vivendo sono uno spartiacque. Non si tornerà mai più ai vecchi equilibri, dobbiamo trovare e sperare in nuovi e differenti equilibri». Quindi, ha ripreso Cacciari, dobbiamo sperare bene e con fondatezza in un nuovo equilibrio multipolare, resistendo alle tentazioni imperialistiche che stiamo vedendo affiorare oggi, perché le visioni imperialistiche portano sempre a nuove guerre e non locali ma mondiali.

«Quale può essere allora la strada per una speranza possibile? – si è chiesto Cacciari –. La prospettiva del diritto, che serve a evitare la guerra. Il diritto è infatti nato ed è tuttora uno strumento di pace». Oggi, purtroppo, i diritti si stanno sfasciando, ma noi europei, che abitiamo una terra che è stata la culla del diritto, in questo possiamo giocare un ruolo centrale. L’Europa oggi appare come l’unico soggetto capace di custodire questa speranza, anche se oggi pare stia andando in un’altra direzione. Un altro soggetto fondamentale per muoversi su questa strada è poi la Chiesa che è oggi «una voce, e anche una forma politica, che si batte per percorrere con coerenza la strada del diritto. E allora bisognerebbe creare una nuova “comunità di lotta” tra cultura laica del diritto (che al momento c’è, ma tace) e la Chiesa, che si batte con coerenza e realismo per ricostruire uno Stato di diritto», unica strada percorribile. «È possibile – ha insistito Cacciari – costruire una comunità intellettuale, culturale, etica tra cattolici e laici e anche con altre confessioni? Perché oggi più che mai serve un soggetto che incarni le idee, il logos». E in questo la Chiesa è da sempre maestra.

Il cardinale Zuppi ha accolto favorevolmente le parole del filosofo, sottolineando anche l’importanza di eventi come il Festival della politica, che restituiscono dignità alla politica, alta forma di Carità.

La speranza, ha poi ricordato l’arcivescovo di Bologna, è un tema centrale oggi: non a caso papa Francesco l’aveva messo al centro del Giubileo del 2025. Perché ritrovare la speranza in un tempo di grande disillusione è fondamentale. E anche il coraggio di coltivare speranze nuove, non nostalgiche, è fondamentale: «La speranza – ha sottolineato – è tale perché sa andare “oltre”». Lo dice il cristianesimo, ma lo mostra oggi anche la politica, che vedendo riemergere vecchi suprematismi fuori tempo rischia di perdere la speranza. E in tutto ciò sono importanti sia i giovani, che hanno l’età della speranza, che gli anziani, se sapranno andare oltre lo spirito di conservazione per riappropriarsi dei sogni da consegnare alle giovani generazioni.  Perché, come disse papa Francesco al Sinodo dei giovani, «solo se i vecchi avranno dei sogni, i giovani avranno visioni». 

Pensiamo, ha ricordato ancora Zuppi, all’incontro di Nicodemo con Gesù: «Nicodemo va di notte a incontrare il Maestro, quando nessuno lo vede, un po’ perché, capo dei farisei, si vergogna, un po’ perché la notte è simbolo del dubbio. E a Gesù che cerca di infondergli speranza nel nuovo, lui risponde: “ma come faccio? Torno nel seno di mia madre?”. Il suo atteggiamento è equiparabile a certi atteggiamenti giovanilistici che si trovano negli anziani: vogliono tornare “nel seno della loro madre”, ringiovanire. Ma questo non è possibile. Anzi, solo accettando di essere vecchi possiamo sperare di diventare nuovi. Accettando l’imprevedibilità, l’ignoto. Cercando, sapendo che c’è qualcosa di nuovo, grazie allo Spirito». Questa è la terza via, che non è la conservazione nostalgica, tipica dei vecchi, ma neppure il giovanilismo sterile: è, appunto, il coraggio di cercare ciò che è nuovo, con l’aiuto dello Spirito.

Un altro aspetto che dobbiamo ricordare nella nostra ricerca della speranza, ha ricordato ancora l’altro prelato, è che essa è personale, ma mai individualista. Pensiamo ai cristiani che nel pieno di una guerra, nel 1943, scrissero il Codice di Camaldoli: ebbero il coraggio di sognare insieme un mondo diverso, in un momento in cui tutto era distrutto. O pensiamo al Concilio Vaticano II, alle speranze che ha portato nella Chiesa, speranze che poi, come disse Benedetto XVI, si scontrarono con il «fumo di satana», cioè con le divisioni. La speranza è sempre collettiva. Infine, ha sottolineato il cardinale Zuppi, dobbiamo accettare che la speranza ha sempre un prezzo, quello della resistenza al male. Un prezzo che dobbiamo essere pronti a pagare.

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Data di aggiornamento: 11 Settembre 2026

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