Le vele della vita

Negli anni ’80 una coppia palermitana restaura una vecchia barca a vela per realizzare un sogno. Oltre 40 anni dopo, il restauro di quella barca diventa un progetto, che ridona prospettive di vita a giovani detenuti e immigrati.
25 Febbraio 2026 | di

A volte un semplice passatempo può trasformarsi in un cambiamento radicale, proprio come è accaduto a Sergio e Licia Albeggiani, ingegnere lui e maestra di scuola elementare lei, quando, agli inizi degli anni ’80, decisero di trasformare i propri sogni in una meravigliosa storia di vita. A unirli era stato da sempre l’amore per il mare, che per tanti anni avevano soltanto potuto ammirare dalla propria casa palermitana. Poi, ormai prossimi alla pensione, decisero di aprire il cassetto dei desideri, approcciandosi al difficile restauro di una vecchia barca, con l’unico obiettivo di solcare mari e oceani in giro per il mondo. Una giovanile voglia d’avventura si sommava alla certezza che fosse arrivato il momento giusto per fuggire dalla frenesia di una vita fatta soltanto di convenzioni insopportabili. E proprio su quella piccola imbarcazione a vela, battezzata con il nome di «Lisca Bianca», la nuova vita di Sergio e Licia ebbe inizio e la libertà esplose senza limiti. Furono anni di nuove scoperte, l’acqua salata divenne la loro linfa vitale, fino al 1989, l’anno in cui quei viaggi terminarono per cause di forza maggiore. A Las Palmas de Gran Canaria, durante l’inizio del loro secondo viaggio intorno al mondo, Sergio fu colpito da un infarto e la sua improvvisa scomparsa interruppe per sempre la meravigliosa avventura marittima. Licia decise, infatti, di accantonare il sogno che la teneva legata al ricordo del marito e la piccola Lisca Bianca divenne in poco tempo un relitto.

Sulla scia di Lisca Bianca

Oggi, la fiamma che Sergio e Licia avevano tenuta accesa è tornata a risplendere, grazie al lavoro di giovani detenuti e immigrati, che hanno restituito a Lisca Bianca la bellezza originaria, riuscendo al tempo stesso a reintegrarsi nella società. Un salto temporale che ci porta davanti a un veliero arrugginito, che ha destato l’interesse di due amici, Elio Lo Cascio e Francesco Belvisi, abili a coordinare un gruppo improvvisato di restauratori e ad avviare un progetto nautico carico di sogni e speranze. Nel 2013 rinasce Lisca Bianca, ma si dà avvio anche all’associazione omonima che ha come obiettivo il restauro delle vite umane. «A spingerci è stata la bellissima storia degli Albeggiani – spiega Elio Lo Cascio, sociologo e coordinatore generale del progetto –. Abbiamo organizzato una conferenza stampa negli spazi dell’Istituto penale per i minorenni di Palermo, chiedendo a istituzioni, magistrati, assistenti sociali e comuni cittadini di salire a bordo con noi per un’impresa epica: salvare quel relitto dalla demolizione e realizzare un coraggioso progetto sociale». È stata una scintilla che si è accesa negli animi della gente. Subito Elio e Francesco ottengono il sostegno del Comune di Palermo, ma anche di fondazioni locali e aziende, come la Lega navale palermitana. In poco tempo l’iniziativa prende il largo.

La ciurma degli invisibili

«Per il restauro abbiamo coinvolto tanti giovani svantaggiati che hanno preso parte a un sogno così da scoprire la bellezza di un antico mestiere, ma anche la possibilità di andare incontro a un’occasione di riscatto e responsabilizzazione», continua Elio. A partecipare sono i minori del circuito penale, che lavorano dapprima in carcere sui pezzi della barca, ottenendo poi dei permessi premio per recarsi nel cantiere navale. Il gruppo si amplia con la partecipazione dei ragazzi tossicodipendenti, residenti in una comunità dell’Istituto Don Calabria, ma anche degli immigrati giunti da Lampedusa, che imparano a far pace con il loro passato. Ad affiancarli sono anche i lavoratori disabili, che hanno visto sui propri corpi le ferite causate da incidenti sul lavoro. «Un ampio gruppo di persone che inizia a sostenersi per superare le difficoltà, lo stesso destino della barca su cui loro stessi intervengono», prosegue Francesco Belvisi, yacht designer di Lisca Bianca. Come una vera ciurma di invisibili, a poco a poco il gruppo acquista fiducia nell’altro e nella vita, guardando il mare come simbolo di infinite possibilità. «Tra i restauratori c’è Angelo, ex tossicodipendente – racconta Elio – che ha continuato a crederci fino in fondo. Oggi lavora assiduamente nei cantieri navali». Tanti gli esempi di rinascita attorno a Lisca Bianca: alcuni operai, pur non avendo continuato nel settore navale, ora lavorano in un biscottificio del carcere minorile, sfruttando appieno le nozioni di manualità e cooperazione imparate durante il restauro. «Questi ragazzi hanno abbandonato un certo atteggiamento vittimistico, apprezzando adesso la cultura del lavoro», afferma Francesco.

Una passione contagiosa

La passione di Sergio e Licia si è riaccesa grazie all’operosità di un equipaggio speciale, perché, una volta terminato il restauro della nuova Lisca Bianca, si continua a navigare sull’onda dei sogni e dell’inclusione. Elio e Francesco offrono al pubblico di appassionati tante escursioni sotto costo, i cui ricavi servono al mantenimento dell’imbarcazione e a realizzare tante altre attività sociali, tra cui la vela solidale per i giovani fragili e la vela-terapia per i ragazzi con disabilità. «Grazie a Lisca Bianca e al sogno di Sergio e Licia, i giovani imparano ad affrontare le sfide e a non aver paura – aggiunge Elio –. Inoltre oggi collaboriamo anche con le scuole, contro la dispersione scolastica, puntando su finalità educative, discorsi di sostenibilità e tutela ambientale». Tra le iniziative solidali c’è il progetto Scalo 5B, che è anche il nome di uno degli ex padiglioni in disuso della Fiera Mediterranea di Palermo, restaurati dal gruppo e trasformati nella nuova sede dell’associazione. «Oggi all’interno dello scalo sorge la nostra Officina sociale. Qui antichi saperi artigiani vengono tramandati alle nuove generazioni, senza tralasciare la possibilità di aprirsi all’innovazione e alle nuove tecnologie», sottolinea Elio. E, in mezzo a tanto sapere, i ragazzi con difficoltà psico-fisiche collaborano con gli studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo per imparare nuove forme di restauro artistico, come quello sul carretto siciliano, sostenuti dagli artigiani locali, detti i mastri «carradori», riappropriandosi di una realtà folcloristica che stava per scomparire. 

Mare, specchio dei sogni

«Si contano ben 400 ragazzi che, anno dopo anno, su turnazione e a seconda delle stagioni, si sono imbarcati su Lisca Bianca o l’hanno semplicemente “curata” – conferma Elio –. Insieme hanno imparato i concetti di comunità, aiuto reciproco e solidarietà. Allo stesso tempo, anche i “comandanti” della barca, andando per mare e osservando l’orizzonte con i ragazzi, hanno, pure loro, compreso qualcosa: innanzitutto a non arrendersi di fronte a disagi e problemi». Il mare diventa così lo specchio di sogni e speranze, dove poter leggere il proprio futuro. Tanti sono i ricordi d’amore, fatti recapitare ai giovani di oggi da Licia Albeggiani, scomparsa nel 2023 a 88 anni: sono gli oggetti che facevano parte dell’arredamento originario di Lisca Bianca insieme a tante foto che ritraggono Licia felice e giovane con il marito Sergio, quando solcavano gli oceani del mondo con la gioia nel cuore. Un messaggio di speranza, come quelli che gli esploratori di un tempo mettevano dentro una bottiglia per poi lanciarla tra le onde; e ancora tanti pensieri immortali, racchiusi nel libro scritto da Sergio Albeggiani: «Le isole lontane, ovvero i sogni, esistono e sono dentro di noi; a volte ce ne dimentichiamo, ma tutti possiamo raggiungerle. Ecco che guardare il mare, altro non è che guardare dentro di sé».

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Data di aggiornamento: 25 Febbraio 2026

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