19 Aprile 2018

L’olivo pensante

È speciale perché le sue radici sono sospese nel vuoto di una cisterna medievale. I neurobiologi lo stanno indagando, per carpirne i pensieri.

L'olivo di Seggiano 

Questa non è una bella foto, non è una foto che lascia stupore addosso. Questa foto ha bisogno delle parole. E dei pensieri. I pensieri di un albero, di un’olivastra. È bene sapere che le olivastre sono solo femmine. Alberi tosti, selvatici, capaci di resistere al gelo e a temperature sottozero. Crescono sulle pendici dell’Amiata, antico vulcano dell’Italia centrale, soprattutto nel territorio del paese di Seggiano. Danno un olio prezioso. E, come tutti gli altri alberi, pensano. Ne sono certi i botanici del Linv, il laboratorio di neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze. Per questi ricercatori, gli alberi sono «intelligenti, socievoli, comunicativi». Nonostante la condanna all’immobilità, gli alberi dialogano con le altre piante, avvertono dei pericoli, informano su strategie di sopravvivenza, cercano soluzioni comuni di fronte alla minaccia di siccità o insetti. Non solo: «Hanno memoria e coscienza di sé». I centri pensanti delle piante stanno nelle radici: gli alberi comunicano tra loro attraverso l’aria e la terra.

L’olivo di Seggiano è speciale. È stato portato qui, in provincia di Grosseto, sulle mura del paese, dalle pendici delle montagne. Ha settantacinque anni. Ha rughe e cicatrici. Ma, oggi, credo che sappia che è al centro dell’attenzione. Questa terrazza è, in realtà, il «coperchio» di una grande cisterna medioevale. Bisogna scendervi dentro per rendersi conto che le radici di questo olivo sono sospese nel vuoto. Assomigliano ai tentacoli di un grande ragno protesi nell’aria della cisterna. L’albero viene nutrito per via aeroponica. Azoto, sostanze nutrizionali e sali naturali nebulizzati. L’acqua della cisterna, per evaporazione, disseta la pianta.

Gli uomini, incuriositi, dalla mente dell’olivo hanno collegato alcuni elettrodi alle radici dell’albero: registrano, come sismografi, i suoi pensieri, trasmettono pulsazioni a computer che cercano di decodificarle, tentano di svelare una vita invisibile ai nostri sensi. I neurobiologi sperano di scoprire il linguaggio degli alberi. Vogliono conoscere, senza rispetto per la riservatezza, i pensieri di questo olivo.

Data di aggiornamento: 19 Aprile 2018
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