Ottant’anni di teologia per laici
Correva l’anno spartiacque 1945. A dicembre, a seconda guerra mondiale appena conclusa, mentre l’Italia faticosamente si accingeva a uscire dalle devastazioni non solo materiali del conflitto, all’ombra delle cupole della Basilica i frati conventuali con lungimiranza davano avvio allo «Studio teologico per laici al Santo», iniziativa di approfondimento e condivisione delle ragioni della fede, delle radici e dei frutti della spiritualità, della fonte inesauribile della Sacra Scrittura. «Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati…» aveva scritto Francesco d’Assisi, nella famosa lettera indirizzata «a frate Antonio, mio vescovo» (FF 251). Quella strada, Antonio prima e i frati francescani poi, l’avevano sempre percorsa nel corso dei secoli, ma mai sviluppando iniziative specifiche anche per laici.
Oggi quella felice intuizione di 80 anni fa, precorritrice delle aperture del concilio Vaticano II, ha un seguito a poche centinaia di metri di distanza dalla Basilica, ovvero all’Istituto teologico sant’Antonio Dottore, in via San Massimo a Padova. Tuttavia, la radice propria è nel complesso antoniano sorto a custodia delle spoglie di frate Antonio, come esplicita la Sala dello studio teologico nel chiostro della Magnolia, ora rinomata sede per la gran parte degli eventi – convegni, conferenze, corsi, concerti, presentazione di libri, perfino qualche mostra… – organizzati dalla famiglia antoniana. La denominazione è sopravvissuta allo spostamento (avvenuto nel 1977), un indizio di un percorso fecondo che prosegue in particolare con due proposte sviluppatesi negli anni, ovvero la Scuola di spiritualità e la Scuola di formazione teologica.
In dialogo con la fede
Per conoscere meglio lo spirito delle due «Scuole» strutturate per laici, ci facciamo accompagnare da fra Gilberto Depeder, preside dell’Istituto teologico sant’Antonio Dottore e rettore della Scuola di formazione teologica. «Sono convinto che queste iniziative corrispondano in maniera puntuale anche alla storia e al carisma di Antonio di Padova – esordisce il francescano –. L’attenzione per le esigenze delle persone, per quanto vivevano nel contesto sociale del proprio tempo, la sete di senso e di giustizia, la ricerca dei valori che sostengono una vita degna, la formazione delle coscienze… sono priorità riconducibili direttamente alla spiritualità e alla predicazione di Antonio, che rimangono di grande attualità».
Chi frequenta i tre anni della Scuola di spiritualità il sabato mattina, ma anche chi sceglie i quattro anni della Scuola di formazione teologica il sabato pomeriggio, desidera approfondire la propria fede magari per interpretare al meglio alcuni servizi ecclesiali (catechesi, iniziazione cristiana, animazione…) a livello parrocchiale, diocesano o di comunità, «ma assieme a questo obiettivo più utilitaristico – precisa fra Depeder – si pone in evidenza con forza la radice esistenziale, personale. Ascoltando tante storie di vita, emerge la scoperta della bellezza di far dialogare la fede con la propria vicenda familiare, con la professione lavorativa, con le relazioni fondamentali… A volte capisci che una certa domanda di senso è rimasta a lungo a scavare in una persona, ed è come se a un certo punto, per grazia, ci si decidesse a prenderla sul serio, a percorrere quel sentiero per vedere fin dove si arriverà. Penso al medico dell’ospedale che per anni tutti i giorni andando a lavorare passava davanti all’Istituto, dicendosi: “Quando andrò in pensione mi iscrivo”. Abbiamo saputo di lui solo… quando alla fine si è iscritto!».
Un medico significa un laureato, neopensionato nel caso in questione. Ma qual è l’identikit di chi si iscrive alle Scuole per laici? «Sono uomini e donne circa in uguale misura – risponde fra Gilberto –, di tutte le età. Abbiamo avuto ventenni e ottantenni, mentre nell’ultimo anno la forbice si è ristretta ai 30-70 anni, considerando i 55 iscritti alla Scuola di spiritualità e gli 80 alla Scuola di formazione teologica. La scelta, maturata nel tempo, di puntare sul sabato per le lezioni permette anche a molti lavoratori di partecipare, come pure, da dopo la pandemia, la possibilità di frequentare anche per intero online e in parte on demand ha aperto nuove prospettive. Un nostro studente, per esempio, è pilota d’aereo di linea internazionale, altri vivono nel Sud Italia… Così, ogni lezione abbiamo circa la metà dei frequentanti in presenza, gli altri collegati in videoconferenza».
Viene la curiosità di capire in effetti che cosa – o meglio dire «chi»… – si incontri in questo cammino. Fra Gilberto non si tira indietro nel rispondere: «Quello che in molti scoprono è un volto di Dio e della Chiesa liberato da tanti pregiudizi. Vengono sfatati alcuni miti immobilizzanti. Un esempio? Il rapporto fede-ragione. Non sono due cassetti che si escludono l’un l’altro. Considerare la ragionevolezza della fede, o una fede che interroga la ragione, sono snodi forti. E poi si entra nell’essenza di molte domande cruciali dell’oggi. Che cosa vuol dire fraternità? Che cosa vuol dire accoglienza, integrazione, giustizia sociale? E come affrontare questioni morali di bruciante attualità?».
Sulla differenza tra i due corsi, al di là della lunghezza e del programma, fra Depeder segnala che «la Scuola di spiritualità è un po’ più specialistica, tant’è che diversi studenti, conclusa la formazione teologica di base al pomeriggio, passano poi al corso del sabato mattina che ha temi più mirati». Nessuno sbarramento a livello di curriculum, visto che non è necessario un particolare titolo di studio per potersi iscrivere. Del resto, entrambe le Scuole rilasciano un diploma di fine corso che non gode però di riconoscimento civile, ovvero non è funzionale all’insegnamento della religione.
La partecipazione «classica» prevede la frequentazione di tutti i corsi del triennio e del quadriennio, col relativo superamento degli esami di fine corso (studenti ordinari), ma sono ammessi anche studenti straordinari (senza obbligo di frequenza e di esami) e uditori (iscritti a singoli corsi). Infine, c’è un costo, che sembra essere davvero simbolico: per un intero anno accademico (29 sabati da ottobre a maggio) l’Istituto chiede 180 euro, vale a dire 6 euro e spiccioli ogni mezza giornata di lezione! L’intento, è evidente, non è certo di lucro… Le iscrizioni aprono dal 26 settembre e proseguono nei giorni di sabato di tutto il mese di ottobre presso la segreteria di via San Massimo 25, oltre che online sul sito Itsad.it, riferimento per ogni informazione.
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