Fare meglio
Il pavimento dell’area giochi del Centro Educativo para Párvulos Sagrado Corazón de Jesús – il Centro di Educazione della Prima Infanzia del Sacro Cuore di Gesù – a Mixco, città in Guatemala, era ormai da anni in condizioni precarie. Crepato e irregolare, era diventato un pericolo quotidiano per i bambini di 4, 5 e 6 anni che vi correvano sopra. All’interno, i pannelli del controsoffitto nelle aule e nel corridoio si erano deteriorati al punto tale che alcuni penzolavano, rischiando di cadere sui bambini. Con l’arrivo della stagione delle piogge, l’acqua si riversava nella sala attività aperta sui lati. E per qualsiasi bambino che arrivasse in sedia a rotelle, l’edificio era semplicemente inaccessibile: gradini a ogni ingresso, nessuna rampa in vista. La scuola, che da oltre tre decenni serviva le famiglie più povere della Colonia San Ignacio, necessitava da tempo di ristrutturazioni urgenti.
«Con il passare del tempo, l’edificio si era deteriorato – afferma suor Maria Teresa Muralles Reyes, amministratrice economica del Centro Educativo –. Abbiamo constatato l’urgente necessità di rifare l’area ricreativa: tutto il pavimento ricoperto di cemento doveva essere sostituito. Dovevamo inoltre ristrutturare l’ingresso, poiché non c’era alcuna rampa di accesso alle aule e ai bagni, che potesse facilitare la mobilità dei bambini in sedia a rotelle».
Zona rossa
La scuola appartiene alle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù sotto la protezione di San Giuseppe. La congregazione fu fondata a Imola (BO), nel 1876 da suor Lucia Noiret, una suora di origini savoiarde, la cui visione dell’educazione dei poveri divenne il fondamento di una missione internazionale. La loro casa generalizia si trova a Bologna e oggi la congregazione svolge la propria opera educativa in comunità situate in Italia, Guatemala, Messico ed El Salvador. Nel 1990 le suore fondarono la scuola, iniziando con sei bambini riuniti nella sala della chiesa di Santa Cecilia. Già l’anno successivo, grazie al sostegno di benefattori italiani e guatemaltechi, fu completato un edificio dedicato alla scuola. Il 14 febbraio 1991 la struttura fu inaugurata e benedetta. Oggi accoglie 115 bambini all’asilo nido, nella scuola dell’infanzia e nella classe prescolare. Tre aule, in tutto, ciascuna progettata per ospitare fino a cinquanta alunni.
Il quartiere in cui sorge la scuola è classificato come «zona roja» – zona rossa – a causa della violenza, delle estorsioni e del traffico di droga. La migrazione interna, causata dalla povertà, dalla disoccupazione e dalla disgregazione familiare, è costante. Molti bambini provengono da famiglie monoparentali. Molte delle loro madri lavorano in nero da casa, soggette a estorsioni, molto comuni nella zona. Le rette scolastiche sono fissate a metà della tariffa autorizzata dal ministero dell’Istruzione, poiché la maggior parte delle famiglie vive in estrema povertà, ma sono a malapena sufficienti a coprire gli stipendi degli insegnanti. La pandemia di covid-19 ha aggravato una situazione già precaria e per molti dei 115 bambini e delle loro famiglie la scuola è anche un rifugio.
Tre priorità
Le suore hanno redatto una proposta di progetto indirizzata a Caritas sant’Antonio, intitolata «La Esperanza de Mejorar», «La speranza di fare meglio». Il progetto individuava tre priorità urgenti: il rifacimento del pavimento dell’area giochi, la costruzione di rampe di accesso per i bambini con disabilità e la riparazione e l’ampliamento del tetto. Suor Julieta Oliva Reyes, delegata regionale per l’America Latina, ha scritto una lettera di sostegno, sottolineando che investire nella prima infanzia in Guatemala era diventata una questione urgente, in particolare a seguito della pandemia di covid-19 e delle estorsioni che affliggono anche le imprese più piccole, costringendo i genitori a tenere i figli a casa piuttosto che affrontare i costi della scuola. Suor Eulalia Calderón Alcántara, superiora generale della congregazione, è stata altrettanto diretta: «Senza il sostegno dei benefattori – ha scritto – sarebbe impossibile mantenere in piedi la scuola». Caritas sant’Antonio ha approvato un sostegno di 11mila euro, da erogare in due rate.
I lavori sono iniziati il 23 dicembre 2025, per approfittare della chiusura natalizia della scuola. Tuttavia, l’anno scolastico in Guatemala inizia il 15 gennaio, il che lasciava appena tre settimane per portare a termine un programma edilizio di notevole entità. C’era un’ulteriore complicazione: la prima rata del finanziamento non poteva essere prelevata dalla banca fino al 13 gennaio 2026, settimane dopo l’inizio dei lavori e con l’anno scolastico già quasi in corso. «Non siamo esperti nella gestione dei progetti – afferma suor Maria – e abbiamo avuto difficoltà a inviare i dati richiesti, cosa che ha causato un ritardo nel ricevimento del denaro, costringendoci a fare un prestito per coprire subito i costi».
Nonostante tutto, le suore hanno completato i lavori il 6 febbraio 2026. Sono state realizzate rampe interne ed esterne presso l’ingresso principale e lungo i 16 metri di percorso di accesso all’aula dell’asilo, ciascuna dotata di ringhiere di sicurezza. Altre tre rampe rimovibili si trovano nei bagni e presso l’ingresso principale. A completare il rifacimento strutturale, la costruzione di 63 metri di tettoia lungo la sala attività all’aperto, ponendo fine alle inondazioni annuali. Il pavimento dell’area giochi è stato livellato, compattato e rifatto con 83 metri quadrati di calcestruzzo nuovo, 378 pannelli del controsoffitto sono stati sostituiti con nuovi pannelli in fibrocemento bianco. Nuova anche l’illuminazione dei corridoi, i quali sono stati anche ridipinti insieme alle pareti dell’ufficio amministrativo. La congregazione ha dovuto aggiungere una piccola somma alla donazione di Caritas sant’Antonio per completare i lavori, portando l’investimento totale a poco più di 11mila euro. Per i bambini che arrivano in sedia a rotelle o con mobilità ridotta, le rampe rappresentano più di una semplice comodità pratica. «In quanto centro educativo, siamo chiamati a favorire l’inclusione dei bambini con abilità diverse – afferma suor Maria –. La rampa è stata realizzata perché ci sono molti gradini e vogliamo facilitare l’accesso alle aule e ai bagni proprio ai bambini con disabilità». Il soffitto rinnovato e il pavimento sicuro e livellato hanno migliorato l’ambiente quotidiano di ogni bambino accolto nell’edificio.
«Ringraziamo Caritas sant’Antonio e i lettori del “Messaggero di sant’Antonio” per la preziosa collaborazione e generosità», afferma suor Maria a nome di tutta la comunità. Per 115 bambini di uno dei quartieri più dimenticati di Mixco, questo progetto ha davvero fatto la differenza, trasformando quella «speranza di fare meglio», auspicata dalle suore, in una realtà concreta.
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