Quello che nonna ci ha insegnato

La morte, a 94 anni, di mia suocera: la «nonna». Non avrei mai immaginato di sentirne così la mancanza. Non ha lasciato beni materiali, ma qualcosa di ben più prezioso e duraturo.
30 Marzo 2017 | di

Osservo la mia famiglia in lacrime davanti al feretro di mia suocera e mi tornano in mente le parole appena ascoltate da una cara amica: non si è mai abbastanza adulti per non sentirsi orfani quando un genitore ci lascia per sempre.
La nonna ci ha lasciati a 94 anni. Avremmo dovuto essere preparati al fatto che un giorno o l’altro se ne sarebbe andata, ma tutto è avvenuto in sole due ore, senza alcun preavviso, in una di quelle giornate che da anni scandivano come un rituale rassicurante la vita di questa vecchina assistita con grande amore dalla figlia.
La chiamavamo tutti «nonna», non solo per l’età, ma perché aveva dato il meglio di se stessa aiutando la figlia nell’accudimento dell’amatissimo nipote fin dalla nascita. E ora quel nipote, ormai uomo e professionista affermato, si scioglie in un pianto dirotto abbracciato a me, alla mamma e a sua moglie. Oggi è di certo la sua prima grande perdita, perché il nonno materno ha potuto stargli accanto con straordinario affetto soltanto per i primi quattro anni di vita e non ha avuto il tempo di conoscere i nonni paterni.
La nonna, nei suoi ultimi anni, aveva bisogno di assistenza continua per problemi di mobilità e di decadimento della memoria. Non è stato facile, soprattutto per la figlia, riorganizzare la propria giornata e la propria vita in funzione della necessità di vigilare costantemente sulle condizioni della nonna. Eravamo tutti certi, però, che la vitalità e la gioia della nonna nel vederci attorno a lei, nell’incontro con il nipote e con la contagiosa allegria della sua giovane moglie, fossero il toccasana che le ha permesso di vivere a lungo e di reagire al meglio al decadimento.
La nonna non ha lasciato beni materiali, ma qualcosa di ben più prezioso e duraturo per tutti noi. Aveva conosciuto la povertà in gioventù e aveva dovuto, ancora bambina, lavorare per dare una mano alla sua famiglia nella campagna cremasca. Studi non oltre le elementari. Eppure, da questa donna che parlava un italiano infarcito di arcaiche espressioni dialettali cremasche abbiamo imparato tanto, malgrado le nostre lauree, i nostri viaggi nel mondo, il nostro saperci muovere a nostro agio negli ambienti più disparati.
Quando eravamo a tavola, mentre noi alzavamo il sopracciglio se nonna non seguiva le norme dell’etichetta o faceva qualche strafalcione in italiano, lei non se la prendeva a male. Lei era semplicemente felice di stare con noi e ci risparmiava le sue critiche sul nostro modo di vivere e di esprimerci. Al nipote ha insegnato, con l’esempio, le regole di base per affrontare le inevitabili difficoltà della vita: il cibo è un dono e non va sprecato, il lavoro, qualunque lavoro, è una benedizione, la pace in famiglia va mantenuta e difesa perché così saremo più forti quando le cose non andranno bene, l’amore da genitore a figlio e da nonni a nipote è incondizionato, ma l’eccesso di tolleranza e di indulgenza non è amore.
Per trasmettere questi insegnamenti non si avventurava in lunghi discorsi, ma faceva appello alla memoria. E raccontava più volte episodi belli o brutti della sua gioventù e mio figlio, quando era ancora molto piccolo, ascoltava affascinato fatti e leggende di un mondo che non avrebbe mai conosciuto ma che, nel bene e nel male, fa parte anche della sua storia.
Noi genitori sbuffavamo a sentire ripetere queste antiche storie, ma ora che non c’è più chi ce le racconta, avvertiamo il peso del silenzio e il dovere di riprendere noi dalla nonna il testimone del ricordo da trasmettere ai più giovani.
Io che non sono né figlio né nipote di questa donna, non avrei mai immaginato di avvertirne così la mancanza. Il sentimento che provo è di riconoscenza nei suoi confronti e di orgoglio per la mia piccola famiglia che si è compattata nel dolore e ha onorato la memoria della nonna nel migliore dei modi.
E solo ora che la nonna è entrata ufficialmente tra i numi tutelari della nostra famiglia, accompagnata dai rituali della sua fede e circondata dalle persone a lei più care, posso dire che la vita può ricominciare.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017

1 comments

1 Aprile 2017
Grazie di cuore! Lei, Fulvio, ha saputo descrivere con infinita chiarezza quelli che sono stati gli ultimi anni della mia vita! Ho perso da poco i miei genitori e sento che spesso anche mio marito e i miei figli ne parlano e li ricordano. I nonni sono molto, molto importanti. Grazie di nuovo.
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di Maria

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